Un tribunale israeliano a Gerusalemme ha ordinato il rilascio, con misura cautelare domiciliare, di nove dei dieci sospetti arrestati in relazione a due episodi di violenza avvenuti nella Cisgiordania occupata. Le misure, disposte in serata il 22 ottobre 2026, seguono indagini su aggressioni che hanno colpito un fotografo statunitense e membri di delegazioni diplomatiche europee durante la stagione della raccolta delle olive.
Le autorità hanno comunicato che un solo sospetto resta in custodia mentre gli accertamenti proseguono; elementi probatori, veicoli e materiali potenzialmente utili alle indagini sono stati sequestrati negli ultimi giorni. Il rilascio con obbligo di firma e permanenza in abitazione ha suscitato reazioni contrastanti tra gruppi per i diritti e rappresentanti internazionali.
Violenza durante la raccolta: il caso del fotografo ferito
Il primo episodio che ha scatenato l’attenzione internazionale ha riguardato l’aggressione subita dalla fotografa statunitense mentre documentava la raccolta delle olive in un villaggio vicino a Ramallah. La giornalista è stata colpita, caduta a terra e ha subito lesioni gravi che hanno richiesto cure ospedaliere, incluso un intervento chirurgico a una mano.
Dettagli delle ferite e protezione della stampa
La vittima indossava dispositivi che la identificavano come operatrice dell’informazione al momento dell’attacco: il fatto ha riacceso il dibattito sulla sicurezza dei cronisti in aree di conflitto. Testimonianze raccolte riferiscono di un gruppo di persone incappucciate che ha colpito e sottratto attrezzatura fotografica, provocando fratture e lacerazioni alla giornalista.
Attacco ai diplomatici e reazioni internazionali
Un secondo episodio, avvenuto in un’altra località della regione, ha visto coinvolti funzionari di rappresentanze europee e un sindaco francese: anche loro sarebbero stati aggrediti da persone mascherate mentre seguivano attività legate alla raccolta delle olive. Alcune auto sono state danneggiate e sono state lanciate pietre contro una delegazione, secondo le ricostruzioni fornite da funzionari locali.
Questi incidenti hanno spinto gli Stati Uniti e diversi paesi europei a sollecitare un intervento deciso delle autorità israeliane. Le richieste di indagini e di responsabilità penale si sono sovrapposte a diffuse accuse di impunità nei confronti di aggressioni compiute da insediati estremisti contro civili palestinesi.
Dati sulle violenze durante la stagione delle olive
Organizzazioni che monitorano gli incidenti nel territorio occupato hanno registrato un aumento significativo delle aggressioni correlate alla stagione della raccolta. Un organismo locale ha documentato oltre 400 episodi nel mese di ottobre, attribuendo la maggior parte degli attacchi a gruppi di coloni e una parte alle forze israeliane. Le tipologie di violenza segnalate comprendono aggressioni fisiche, impedimenti all’accesso alle terre, furti di raccolti e danni agli ulivi.
Tra i casi più gravi segnalati figura la morte di un raccoglitore colpito da proiettili durante la raccolta: la vittima, identificata come Ali Hassan Bazzari, è deceduta il 7 ottobre a seguito delle ferite riportate. Le denunce parlano inoltre di incendi dolosi agli ulivi, minacce con armi da fuoco e arresti sul posto.
Distribuzione geografica degli episodi
I report indicano concentrazioni particolarmente alte di atti violenti in aree come Nablus e Salfit, con centinaia di segnalazioni solo in questi distretti. L’interruzione delle vie di accesso e la chiusura di varchi nei pressi di villaggi hanno limitato la possibilità per molti agricoltori di raggiungere i loro terreni durante la raccolta.
Procedimenti giudiziari e critiche sulle indagini
Gruppi per i diritti umani israeliani e palestinesi hanno criticato la frequente mancanza di procedimenti penali efficaci contro gli assalitori: dati storici indicano che la stragrande maggioranza delle indagini su reati ideologicamente motivati rimane senza incriminazioni. L’arresto temporaneo di dieci persone, seguito dalla scarcerazione di nove con ordine del tribunale, è stato interpretato da alcuni come una risposta a pressioni internazionali piuttosto che a una svolta giudiziaria strutturale.
Intanto, a livello internazionale, il segretario generale delle Nazioni Unite ha definito la situazione nella territorio palestinese occupato fuori controllo, denunciando gli attacchi giornalieri subiti dai civili e chiedendo la ricerca di una via politica credibile verso una pace duratura.
Le indagini sulle due aggressioni principali sono tuttora in corso e le autorità hanno dichiarato che continueranno a esaminare prove e testimonianze. Nel frattempo, la stagione della raccolta delle olive resta un momento di forte tensione per le comunità agricole locali, esposte a violenze, impedimenti e perdite economiche rilevanti.
