Nel panorama della lotta contro il tumore alla prostata, una nuova speranza emerge dai risultati dello studio Proteus di fase 3, presentati al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) nel 2026. La ricerca ha dimostrato che l’uso di apalutamideun inibitore del recettore degli androgeni sviluppato da Johnson & Johnsonin combinazione con la terapia di deprivazione androgenica (ADT) e la chirurgia, può offrire benefici significativi per i pazienti con malattia localizzata ad alto rischio o localmente avanzata.
Il tumore alla prostata rappresenta una delle sfide più complesse in oncologia, soprattutto nelle sue forme aggressive. La chirurgia, o prostatectomia radicaleè uno dei trattamenti standard, ma spesso non è sufficiente a prevenire recidive e progressione della malattia. È qui che entra in gioco apalutamide, che ha mostrato di poter migliorare gli esiti clinici quando somministrato prima e dopo l’intervento chirurgico.
I risultati dello studio Proteus: un cambiamento di paradigma
Lo studio Proteus ha coinvolto 2109 pazienti con carcinoma prostatico localizzato o localmente avanzato ad alto rischio. I risultati hanno mostrato che i pazienti trattati con apalutamide e ADT hanno una probabilità nove volte maggiore di presentare residui tumorali minimi o assenti al momento dell’intervento rispetto a quelli sottoposti alla sola ADT.
Inoltre, la combinazione ha portato a una riduzione del 20% del rischio di sviluppare metastasi o di morte, prolungando di oltre sei anni il periodo in cui i pazienti non necessitano di ulteriori terapie.
Alberto Briganti, ordinario di Urologia presso l’università Vita-Salute San Raffaele e vicedirettore dell’Istituto di Ricerca Urologico (URI), ha commentato: “I risultati dello studio Proteus indicano la possibilità di un cambiamento che può rivoluzionare la pratica clinica, a sostegno di un approccio terapeutico perioperatorio che integri apalutamide al trattamento chirurgico a fini terapeutici.”
L’importanza di un approccio multimodale
Il Comitato direttivo della Società Italiana di Urologia (SIU) ha sottolineato come l’approccio multimodale che unisce chirurgia e apalutamide rappresenti un ulteriore passo avanti nella gestione del tumore prostatico. Questo approccio innovativo riduce significativamente la persistenza di malattia a livello locale e il successivo rischio di metastasi, offrendo nuove speranze ai pazienti.
Apalutamide: un profilo di sicurezza consolidato
Il profilo di sicurezza di apalutamide e ADT è risultato coerente con quello osservato negli studi precedenti. Gli eventi avversi più comuni includono rash, prurito e vampate di calore. Questi effetti collaterali, sebbene presenti, non hanno compromesso la sicurezza complessiva del trattamento, rendendo apalutamide una terapia promettente per i pazienti con tumore alla prostata.
Henar Hevia, Senior Director, EMEA Therapeutic Area Head, Oncology di Johnson & Johnson, ha dichiarato: “I dati dello studio Proteus riflettono l’impegno di Johnson & Johnson nel migliorare gli esiti clinici dei pazienti in tutte le fasi del percorso terapeutico per il tumore della prostata.”
Yusri Elsayed, Global Therapeutic Area Head, Oncology di Johnson & Johnson, ha aggiunto: “A oggi, è la prima terapia della sua classe a dimostrare benefici in questo setting, rafforzando il profilo distintivo di apalutamide e la necessità di andare oltre un approccio basato esclusivamente sulla chirurgia.”
I risultati dello studio Proteus rappresentano un passo significativo verso una gestione più efficace del tumore alla prostata, offrendo nuove speranze ai pazienti e ai medici che si prendono cura di loro. Con ulteriori analisi e studi in corso, apalutamide potrebbe diventare una componente fondamentale nel trattamento di questa complessa malattia.