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Perché l’orologio Apocalisse 2026 è diventato il termometro delle paure globali?

orologio apocalisse 2026

L’orologio dell’Apocalisse 2026 segna 85 secondi alla mezzanotte: cosa significa il nuovo allarme lanciato dagli scienziati e perché il rischio globale è considerato oggi senza precedenti.

Ottantacinque secondi. Non un numero tondo, non rassicurante. È lì che si è fermato l’Orologio dell’Apocalisse per il 2026, spinto in avanti il 27 gennaio dal Bulletin of the Atomic Scientists.

Quando l’orologio Apocalisse 2026 si avvicina alla mezzanotte

Un gesto simbolico, certo. Ma carico di peso. Mai, dal 1947 a oggi, l’umanità era stata percepita così vicina alla mezzanotte.

Alla linea oltre la quale non si torna indietro.

L’annuncio è arrivato con toni sobri, e diciamolo anche evidentemente un po’ asciutti… E proprio per questo alcuni sembrerebbero sottolineare anche un po’ inquietanti. “Catastrophic risks are on the rise, cooperation is on the decline, and we are running out of time”, ha dichiarato così Alexandra Bell, presidente e CEO del Bulletin, in una dichiarazione ufficiale diffusa alla stampa. Nessuna enfasi inutile. Solo fatti. E una constatazione che suona come una resa parziale.

Il quadro che accompagna lo spostamento delle lancette è noto? Beh sì evidentemente ma non per questo meno grave… Riarmo nucleare. Conflitti che non trovano sbocchi diplomatici. Crisi climatica che accelera, mentre le risposte restano frammentate. E poi l’intelligenza artificiale, citata senza allarmismi ma con crescnte preoccupazione, insieme alle vulnerabilità biologiche. Tutti fattori che, messi in fila, spiegano perché quei secondi siano diventati 85. Non 90. Non 100. Di meno.

L’Orologio dell’Apocalisse non prevede il futuro. Non annuncia una data. Serve piuttosto a misurare il clima, quel clima che potrebbe essere presente in questo nuovo anno il 2026, l’aria che tira nei palazzi del potere e fuori, nelle società. E oggi quell’aria è densa. Pesante. Lo dicono gli scienziati che siedono nel Science and Security Board del Bulletin. Lo confermano, indirettamente, le difficoltà di cooperazione globale. Si parla molto. Si decide poco.

Il significato culturale e politico dell’orologio Apocalisse 2026

Vale la pena ricordarlo: il Doomsday Clock nasce nel 1947, per iniziativa di alcuni scienziati del Progetto Manhattan. Gente che sapeva bene cosa significasse giocare con la fine. L’idea era semplice, quasi brutale: mostrare quanto l’umanità fosse vicina alla catastrofe. Mezzanotte come punto di non ritorno. Tutto qui.

Eppure ecco che nel tempo, quell’orologio è diventato qualcosa di più. Che cosa esattamente? Un termometro politico, ebbene sì per alcuni sembrerebbe esserlo… Un indicatore morale, se vogliamo. Non parla solo ai governi, ma anche ai cittadini. È questo il senso della chiamata all’azione che accopagna ogni aggiornamento: ridurre i rischi, lavorare su accordi multilaterali, prendere sul serio la regolamentazione delle nuove tecnologie. Non domani. Ora. O quasi.

C’è anche un aspetto meno istituzionale, più umano. L’Orologio dell’Apocalisse ha attraversato la cultura pop, lasciando tracce. “2 Minutes to Midnight” degli Iron Maiden. “Minutes to Midnight” dei Midnight Oil. Canzoni diverse, epoche diverse, stessa ansia di fondo. La percezione che qualcosa stia sfuggendo di mano. E che il tempo, quello vero, non sia infinito.

Forse è questo il punto, quegli 85 secondi non dicono che la fine è certa sì e dicono anche che il margine si assottiglia. Che le scelte contano. Anche quelle che sembrano minori come ad esempio un trattato firmato, oppure perchè no.. saltato. Una regola scritta male. Un silenzio di troppo. Piccole cose. Come spesso accade. E intanto la lancetta resta lì. A ricordarlo.