In un Paese che fa i conti con un calo demografico preoccupante, la procreazione medicalmente assistita (Pma) rappresenta una speranza per molte coppie. Tuttavia, l’accesso a queste tecniche è tutt’altro che equo, trasformando il sogno di diventare genitori in un privilegio riservato a pochi.
Le liste d’attesa nei centri pubblici e la carenza di strutture adeguate spingono sempre più coppie verso i centri privati, dove i costi possono raggiungere cifre esorbitanti.
Questo scenario disegna un quadro di disparità che riflette le criticità del Servizio sanitario nazionale e le difficoltà delle famiglie italiane.
La sproporzione tra pubblico e privato
In Italia, su 186 centri dedicati alla Pma, ben 103 sono privati, mentre solo 67 sono pubblici e 16 convenzionati. Questa sproporzione si riflette nei numeri: nel 2026, il 42% dei cicli di fecondazione assistita è stato gestito da centri privati, contro il 32% dei pubblici e il 25% dei convenzionati.
La situazione è ancora più critica nel Mezzogiorno dove i 27 centri privati coprono il 77% di tutti i trattamenti, costringendo molte coppie a spostarsi verso il Centro-Nord nella speranza di accedere a strutture pubbliche a costi più contenuti.
I costi della fecondazione assistita
Ogni anno, circa 38 mila coppie sono costrette a pagare di tasca propria per effettuare cicli di fecondazione assistita.
I costi variano dai 3 ai 6 mila euro per la fecondazione omologa, fino a raggiungere i 9 mila euro per quella eterologa, dove a pesare è anche l’acquisto dei gameti da banche estere.
Il giro d’affari della fecondazione eterologa è stimato in circa 80 milioni di euro, con 11 mila coppie su 16 mila che finiscono per rivolgersi al privato puro. Questo fenomeno è alimentato dalla costante crescita della domanda: le gravidanze da Pma sono raddoppiate, passando dalle 8.309 del 2012 alle 16.180 del 2026.
Le difficoltà per madri single e coppie lesbiche
Se per le coppie eterosessuali la Pma è una corsa a ostacoli finanziaria, per le donne single e per le coppie di donne il diritto alla genitorialità in Italia è semplicemente sbarrato per legge. Le rigidità dell’impianto normativo della legge 40/2004 continuano a escludere chiunque non rientri nel perimetro della coppia eterosessuale con diagnosi di sterilità.
Per queste persone, l’unica alternativa resta affidarsi a cliniche estere, verso Paesi come la Spagna affrontando viaggi, soggiorni e costi medici interamente a proprio carico. Questo quadro smentisce nei fatti la retorica sulle politiche di incentivo alla natalità, rendendo l’accesso alla maternità un privilegio legato al reddito, al luogo di residenza e all’orientamento sessuale.
