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pre-summit dei 20: esclusioni, proteste e il nuovo asse italo‑tedesco

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Il pre-summit convocato da Italia, Germania e Belgio ha diviso i Ventì: a Bilzen emergono le proteste formali di Madrid e l'irritazione di altri Paesi esclusi, mentre Parigi e Berlino mostrano una intesa pragmatica.

La ritrovo di leader europei nel castello di Alden Biesen ha rilanciato il dibattito sulla pratica delle riunioni preparatorie prima dei Consigli dell’Unione europea. Tenutosi in concomitanza con il vertice sulla competitività, il cosiddetto pre-summit dei Venti ha messo in evidenza tensioni politiche e scelte strategiche che potrebbero influenzare l’agenda comunitaria.

Tra i protagonisti della giornata sono emerse due dinamiche opposte: da un lato la consolidazione di un asse italo‑tedesco nell’impostazione dei temi economici; dall’altro la reazione di Paesi esclusi dalla riunione, con la protesta formale di Madrid che ha dato eco a perplessità diffuse.

La sequenza degli eventi ad Alden Biesen

La scena si è aperta con le immagini di Friedrich Merz ed Emmanuel Macron che, dopo un incontro bilaterale, hanno camminato fianco a fianco lungo il tappeto blu che porta alle telecamere del maniero. Quel gesto ha suggerito a osservatori e cronisti che la tradizionale relazione tra Parigi e Berlino resta centrale nell’architettura europea, nonostante la nuova iniziativa congiunta promossa da Italia, Germania e Belgio.

Presenze, assenze e segnali politici

Al tavolo preparatorio, promosso come fase propedeutica al Consiglio, erano seduti rappresentanti con posizioni orientate su riduzione della burocrazia e stimolo alla deregulation. Tra gli assenti figuravano invece delegazioni più focalizzate su Green Deal e politiche sociali, come Spagna, Portogallo e Irlanda, che hanno espresso malumori per non essere stati coinvolti.

La protesta formale della Spagna e le reazioni

La Moncloa ha reso nota la protesta ufficiale del premier Pedro Sanchez, che ha denunciato come iniziative del genere possano minare i principi fondamentali dell’Unione europea e ostacolare la ricerca di soluzioni condivise. La missiva di Madrid ha sorpreso Palazzo Chigi, che ha dichiarato di aver già avuto un confronto informale tra Meloni e Sanchez a margine dei lavori, ma senza sollevare pubblicamente l’assenza dal pre-summit.

Segnali dagli esclusi

Dalla delegazione irlandese è trapelato stupore per la mancata convocazione, e anche altri Paesi hanno lasciato intendere imbarazzo per la gestione degli inviti. Secondo alcuni partecipanti, la responsabilità dell’organizzazione è ricaduta in gran parte sull’Italia, sebbene il protocollo preveda che siano i tre Paesi promotori a coordinare la lista degli invitati.

Un’agenda che crea convergenze e fratture

Il gruppo dei Ventì convocati ha condiviso priorità orientate verso la competitività attraverso minore regolazione e snellimento amministrativo, temi che non coincidono con le priorità di Spagna, Portogallo e Irlanda. Allo stesso tempo, al pre-summit hanno partecipato leader con posizioni sovraniste, come Andrej Babis, Viktor Orban e Robert Fico, il che ha contribuito a sfumare i confini tradizionali tra famiglie politiche su alcuni dossier.

La posizione francese

Dall’Eliseo non sono arrivate critiche frontali nei confronti di Roma: fonti francesi hanno sottolineato che riunioni preliminari tra gruppi di Paesi sono pratiche comuni in vista dei Consigli europei e hanno ricordato la prossima convocazione di un vertice intergovernativo nell’ambito dei Trattati del Quirinale. La foto dei leader che scherzano nel cortile del castello ha rafforzato l’idea di un dialogo attivo, anche se cautamente bilanciato.

Verso la prossima tappa: ripetere il formato?

Palazzo Chigi ha annunciato l’intenzione di ripetere la riunione dei Venti prima del Consiglio europeo di marzo, con l’obiettivo di consolidare un format analogo a quello adottato per la migrazione. Tuttavia, la difficoltà principale resta la capacità di conciliare sensibilità diverse: da una parte spinta alla competitività e sburocratizzazione, dall’altra priorità ambientali e sociali che guidano le politiche di alcuni partner.

In prospettiva, la gestione degli inviti e la trasparenza nella fase preparatoria potranno diventare elementi decisivi per la credibilità dell’iniziativa. Se l’intento è costruire una piattaforma operativa, servirà trovare modalità inclusive che evitino di trasformare i pre-summit in occasioni di frattura anziché di coesione.