Roma, 8 gen. (askanews) – Fiori, candele e una veglia di preghiera a Minneapolis per ricordare la donna di 37 anni, Renee Nicole Good, uccisa da un agente dell’Agenzia Federale per il controllo dell’Immigrazione (ICE) a colpi d’arma da fuoco durante un’operazione.
Secondo la ricostruzione del Dipartimento della Sicurezza interna degli Stati Uniti, gli agenti stavano conducendo operazioni mirate in città quando un gruppo di persone ha iniziato a ostacolarli.
La donna avrebbe “usato il proprio veicolo come un’arma, tentando di investirli” ha affermato la segretaria alla Sicurezza interna, Kristi Noem:
“Gli agenti della polizia dell’immigrazione le hanno ripetutamente ordinato di uscire dall’auto e di smettere di ostacolare l’azione delle forze dell’ordine – ha dichiarato – ma lei ha rifiutato di obbedire. Ha quindi usato il suo veicolo come arma e ha cercato di investire un agente delle forze dell’ordine. Sembra trattarsi di un tentativo di uccidere, un atto di terrorismo interno”.
Un video diffuso sui social mostra agenti avvicinarsi a un’auto ferma e ordinare alla conducente di scendere. Quando uno afferra la maniglia della portiera, il veicolo fa retromarcia e poi avanza. Un agente, davanti all’auto spara. Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, ha contestato la versione del Dipartimento della Sicurezza interna e ha definito l’episodio come l’uso “sconsiderato” del potere da parte di un agente.
Il presidente Donald Trump sul social Truth ha affermato che l’uccisione della donna sembra essere stata legittima difesa e ha accusato la vittima di aver investito “brutalmente” l’agente. Dopo la sparatoria, residenti e manifestanti si sono radunati in strada per protestare. L’episodio si inserisce in un momento di inasprimento delle operazioni federali sull’immigrazione a Minneapolis. Dall’inizio di dicembre, secondo le autorità federali, gli agenti dell’ICE hanno arrestato circa 1.400 persone in città.
Proprio a Minneapolis ci fu anni fa l’uccisione di George Floyd a cui seguì un’ondata di proteste.