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Quando il vocabolario mafioso diventa quello della massoneria deviata: un filone dell'indagine Hiram non del tutto chiuso

Quando il vocabolario mafioso diventa quello della massoneria deviata: un filone dell'indagine Hiram non del tutto chiuso

Per poter comprendere appieno di cosa stiamo parlando occorrono due fondamentali premesse. La prima riguarda il nuovo vocabolario che la mafia usa per parlare ai propri affiliati. Niente più mammasantissima, famiglia o altri termini entrati ormai nel mondo del cinema e nel costume, ma una nuova ter...

Per poter comprendere appieno di cosa stiamo parlando occorrono due fondamentali premesse. La prima riguarda il nuovo vocabolario che la mafia usa per parlare ai propri affiliati. Niente più mammasantissima, famiglia o altri termini entrati ormai nel mondo del cinema e nel costume, ma una nuova terminologia, specifica, caldeggiata da Provenzano e dai Lo Piccolo.

A questo punto una nota tecnica.

Hiram è una figura allegorica cara alla massoneria, usata dagli inquirenti per distinguere un’inchiesta in cui i rapporti tra mafia, massoneria, ambienti gesuiti e elementi corrotti dello Stato concorrono giornalmente nel tenere al sicuro i boss dalle condanne della giustizia. Una situazione evidenziata anche dal presidente del G.O.I., la più grande casa massonica legalmente riconosciuta in Italia, che tramite il suo presidente ha espresso più volte l’ambiguità che si cela nelle logge trapanesi in particolare e del sud in generale, per la loro vicinanza alla mafia.

Un fatto a volte culturale, a volte semplicemente tradizionale. I massoni trapanesi hanno sempre aiutato i mafiosi e così si prosegue la tradizione, niente di più e niente di meno. Nel mare magnum del web ci si imbatte ad esempio nella polemica tra un giornale e il S.O.M.I., il Sovrano Ordine Massonico d’Italia, in cui viene citato un discorso, estrapolato da alcuni documenti fatti trapelare da un informatore del giornale, in cui un Gran Segretario (un responsabile provinciale) parla ad un altro affiliato, in cui vengono usati termini che appartengono alla tradizione massonica, come cuoco o officina, ma che sembrano pronunciate da un boss a conoscenza del nuovo vocabolario mafioso, rendendo sempre più ambigua e confusa la differenza tra una loggia massonica classica e una cosca mafiosa.

Ecco un esempio:

…tu sai che io sto facendo un’officina molto particolare e ti ho spiegato esattamente quello che vogliamo fare insieme al fratello D. D. Noi vogliamo fare un’officina che si occupa di Affari e di Politica. D. porterà queste persone e io porterò queste altre in maniera tale che si possa …” e di rimando il Gran Maestro risponde … “il Gran Maestro è il cuoco, ma naturalmente se voi mi fate una proposta, vi gestite l’officina e fate come vi pare, però siete in pochi e non potete lavorare da soli. Ho chiesto a R. T. della Fenice, se voi potevate lavorare insieme ma ancora non mi ha dato una risposta”.

Cosa alquanto inusuale per una Loggia Massonica è l’intervento diretto in Affari e Politica. Una delle regole non scritte prevede che chi si occupa di Politica attivamente non può avere ruoli di rilievo all’interno di una Loggia massonica, se non addirittura uscirne. Ma da sempre rinunciare al potere è difficile, ed in una terra dove il potere si salda con l’interesse mafioso i legami, anche linguistici, tra due mondi distanti segnalano alleanze ed interessi comuni difficili da estinguere.

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