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reclutamento e sabotaggio: il ruolo degli ex membri di wagner in europa

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una rete di ex operatori e propagandisti legati a prigozhin avrebbe trasformato poveri, migranti e criminali in «agenti usa e getta» per operazioni di sabotaggio sul territorio europeo

Servizi russi e reti collegate hanno cambiato volto alle operazioni di influenza e spionaggio in Europa. Le valutazioni dell’intelligence occidentale indicano una transizione: meno agenti sotto copertura diplomatica, più reclutatori sul territorio — spesso improvvisati — che pescano persone fragili con promesse di denaro per compiere azioni illecite. Il fenomeno è emerso in diversi Paesi dell’Unione e preoccupa per la sua rapidità di diffusione.

Chi recluta e come lavora
Dopo la morte di Yevgeny Prigozhin nell’agosto 2026 e la riorganizzazione di molte sigle paramilitari, numerosi ex combattenti e operatori della cosiddetta “fabbrica dei troll” hanno cambiato incarico. Non stanno più soltanto sul campo: mettono a frutto esperienza militare e conoscenza dei linguaggi digitali per individuare e persuadere soggetti vulnerabili. Il mix tra conoscenza territoriale e capacità comunicative rende il reclutamento più efficace e meno costoso per chi lo ordina.

I canali sono spesso semplici: gruppi e bot su Telegram, forum poco visibili, messaggi diretti. Talvolta si usano anche piattaforme criptate. Le tecniche spaziano dallo scripting di messaggi mirati al social engineering, con l’obiettivo di guadagnare fiducia e verificare la disponibilità economica della vittima. La tattica è chiara: offrire soluzioni veloci a problemi concreti, accompagnate da una scadenza e da una ricompensa immediata, aumenta molto i tassi di risposta.

Esempi e segnali operativi
Le segnalazioni raccolte mostrano schemi ricorrenti: annunci vaghi, istruzioni inviate via messaggio, pagamenti in contanti o in criptovalute. Più gruppi replicano le stesse modalità in Stati diversi, segno di una standardizzazione delle procedure. Un caso seguito dalla stampa riguarda un giovane britannico contattato tramite canali legati a Wagner e poi coinvolto in un incendio a Londra: il compenso promesso era modesto e in parte condizionato all’esecuzione del compito. Episodi come questo rientrano in una logica di “campagna ibrida”, fatta di azioni sparse che, sommate, producono pressione e disordine.

Chi viene scelto
I reclutatori puntano su persone con fragilità economiche o sociali: disoccupati, migranti in situazioni irregolari, ex piccoli delinquenti o soggetti isolati. I messaggi sono formulati in modo semplice, concreti nell’offerta e calibrati sulle necessità immediate del destinatario. In cambio vengono proposti compensi modesti per attività che vanno dalla sorveglianza al vandalismo, fino ad atti violenti.

Rischi per la sicurezza e impatto operativo
L’uso di “agenti usa e getta” amplia la capacità d’azione senza richiedere strutture rigide. Ma questa flessibilità aumenta anche il rischio di errori tattici, complica la tracciabilità finanziaria e rende più difficile raccogliere prove. Le reti privilegiano la liquidità immediata e la bassa visibilità: pagamenti rapidi, scambi off‑line e canali non regolamentati.

Risposte in atto e misure proposte
Le autorità occidentali hanno rafforzato lo scambio di intelligence e intensificato la due diligence su reti sospette. Sul fronte regolatorio si valutano requisiti più severi per la verifica degli operatori delle piattaforme e sanzioni mirate contro i canali che facilitano il reclutamento. Sul piano operativo, l’attenzione si concentra sulla mappatura dei contatti, sulla tracciabilità dei flussi finanziari e sull’individuazione dei profili social usati dai reclutatori.

Ma l’intelligence da sola non basta. Serve un approccio integrato: controlli più stringenti, maggiore cooperazione transfrontaliera e interventi sociali per ridurre il bacino di reclutamento. Secondo Marco Santini, analista con esperienza nel settore finanziario, politiche di inclusione economica, programmi di prevenzione e migliori procedure di compliance possono diminuire l’attrattiva di queste offerte e rendere più efficace l’azione preventiva.

Prospettive e punti critici da monitorare
L’espulsione di diplomatici ha ridotto le possibilità operative degli agenti tradizionali, spingendo l’attore ostile verso strategie più informali e diffuse. Le autorità europee hanno quindi intensificato la mappatura delle reti e l’analisi dei contenuti manipolativi; il lavoro congiunto ha già portato all’identificazione di decine di episodi compatibili con una strategia ibrida. Restano però aperti interrogativi sul livello di intervento comune a livello europeo e sull’effettiva capacità di reseguire e bloccare i canali finanziari che alimentano queste reti.

A breve e medio termine è probabile un inasprimento dei controlli digitali, più investimenti in strumenti tecnici per contrastare la disinformazione e un rafforzamento della cooperazione tra agenzie. A lungo termine, la sfida resta sociale: ridurre la vulnerabilità economica e rafforzare comunità resilienti sono misure altrettanto decisive nel limitare l’offerta di “reclutamento a basso costo”.