Venezia, 27 apr. (askanews) – Un nuovo spazio per l’arte contemporanea a Mestre, per creare un presidio culturale, ma anche sociale, sulla terraferma veneziana. È stato inaugurato il MUVEC – Casa della Contemporaneità, nuovo museo della Fondazione MUVE nel Centro Culturale Candiani. Un progetto che si articola sull’esposizione permanente delle opere più recenti della collezione di Ca’ Pesaro e su mostre temporanee, la prima delle quali dedicata ai finalisti del Premio Mestre di pittura.”È il lavoro di un grande intervento di recupero urbano nel centro della città – ha spiegato ad askanews Mattia Agnetti, General manager della Fondazione Musei Civici di Venezia – con una nuova zona accoglienza, un nuovo accesso e soprattutto con un recupero delle sale espositive che hanno beneficiato di interventi che ci portano a essere all’avanguardia e a essere all’altezza di poter ospitare opere anche provenienti da altri musei europei ed internazionali.
È un progetto che Fondazione e Comune di Venezia hanno voluto per ampliare l’offerta culturale ai nostri cittadini, portare l’arte contemporanea in terraferma e continuare a sperimentare nuove forme di arte e di socialità che avvicinano sempre più i nostri cittadini alla cultura e sostanzialmente alle nostre collezioni”. Le sale sono luminose, l’affaccio relazionale sulla città è costante, le sale della collezione presentano opere intense, articolate in tre sezioni di un discorso storico che parte dal secondo dopoguerra: Distruzione, Ricostruzione, Decostruzione.
Accanto ad artisti legati al territorio, come per esempio Emilio Vedova, in mostra si incontrano Gastone Novelli o Thomas Ruff, ma anche Claudio Parmiggiani accanto a Bill Viola, un quadro specchiante di Pistoletto, un’installazione di Kosuth e una scultura classica di Arnaldo Pomodoro. E per la terraferma veneziana è un’occasione di ulteriore crescita.
“Mestre – ha aggiunto Agnetti – ci permette di sperimentare, Mestre ci permette di dialogare in modo diverso con i nostri visitatori, con i cittadini della città metropolitana e quindi veramente di sperimentare nuove forme di interazione”.E in una città che cambia e ha un’anima sempre più internazionale l’arte contemporanea e i suoi linguaggi plurali sono anche un’occasione di dialogo e inclusività.