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Referendum, bufera contro il governo: l'esposto ad Agcom

esposto ad agcom opposizioni contestano la presenza massiccia del governo nei tg sul referendum 1771853619

Pd, M5S e Avs hanno depositato un esposto contro quella che definiscono una narrazione mediatica pro Si, chiedendo l'intervento di Agcom e della Commissione di Vigilanza Rai

Il confronto sulla campagna referendaria per la riforma della giustizia ha assunto una dimensione istituzionale. Parlamentari di Pd, M5S e Avs hanno presentato un esposto formale all’Agcom e alla Commissione di Vigilanza Rai. L’atto denuncia un presunto squilibrio informativo attribuito alla presenza del governo nei canali audiovisivi. Gli esponenti che hanno firmato l’esposto sostengono che tale presenza comprometta il principio di par condicio e favorisca gli obiettivi politici della maggioranza rispetto alle esigenze di informazione neutrale.

La segnalazione alle autorità

Nel documento inviato alle autorità i firmatari richiedono verifiche sul rispetto delle regole di trasmissione e di equità informativa. Essi citano casi e modalità di copertura che, a loro avviso, dimostrano un orientamento favorevole alla maggioranza di governo. L’esposto chiede inoltre interventi correttivi per ripristinare condizioni di pluralismo e imparzialità nell’informazione audiovisiva.

Dati e osservazioni che hanno motivato l’esposto

Gli esponenti dell’opposizione richiamano elementi quantitativi e qualitativi per giustificare l’iniziativa. Essi citano analisi indipendenti e rilevazioni delle presenze televisive durante la settimana di indizione dei comizi elettorali. L’obiettivo dell’esposto è ottenere verifiche formali e interventi istituzionali per ristabilire equità informativa e pluralismo nei servizi radiotelevisivi. La segnalazione mira inoltre a chiarire se la programmazione abbia risposto a esigenze istituzionali o a logiche di parte.

In particolare, l’Osservatorio di Pavia avrebbe stimato una presenza del Governo nell’informazione Rai compresa tra il 35% e il 50% nella settimana dei comizi. Gli oppositori definiscono tale percentuale «abnorme e inaccettabile» e sostengono che non derivi da necessità istituzionali. Essi affermano che la ripetuta esposizione avrebbe promosso una narrazione finalizzata a delegittimare la magistratura e a sostenere il al referendum.

Come viene raccontata la vicenda sui palinsesti

Secondo il contenuto dell’esposto, la ripetuta esposizione sui palinsesti non si limita alla mera copertura informativa. I denuncianti rilevano programmi che trasformano sentenze e procedimenti in dibattiti reiterati, commenti generalizzati su decisioni giudiziarie e ricostruzioni di fatti di cronaca anche non recenti. Questa pratica, si sostiene, contribuisce a costruire una narrazione orientata in senso critico verso la magistratura.

La contestazione prosegue collegando tale narrazione a un presunto disegno comunicativo con obiettivi politici, in particolare il sostegno al Sì al referendum. Per gli estensori della denuncia, la frequenza e la modalità degli interventi mediatici avrebbero rafforzato un messaggio coerente e ripetuto, capace di influenzare l’opinione pubblica.

Riferimenti normativi invocati dall’opposizione

Nel proseguo della denuncia l’opposizione richiama specifiche disposizioni legislative per sostenere l’esistenza di una possibile anomala contabilizzazione del tempo di parola. Il testo dell’esposto indica il combinato disposto del quinto comma dell’art. 1 della Legge 515/1993 e dell’art. 9 della Legge 28/2000. Secondo gli estensori, la ripetuta esposizione mediatica e l’utilizzo di strumenti istituzionali per messaggi riconducibili alla campagna referendaria avrebbero inciso sulla parità di trattamento tra le posizioni in campo.

Gli oppositori sostengono che tali norme disciplinino la misurazione del tempo attribuibile ai diversi fronti e vietino forme indirette di promozione. In particolare viene contestata la mancata inclusione di alcuni interventi nel computo del tempo spettante al fronte del . La contestazione riguarda sia la quantificazione sia la natura dei canali impiegati per la diffusione dei messaggi.

La denuncia solleva Restano centrali la valutazione della frequenza e della modalità degli interventi e l’accertamento di eventuali violazioni delle norme richiamate.

La distinzione tra funzioni istituzionali e attività politica

Restano centrali la valutazione della frequenza e della modalità degli interventi e l’accertamento di eventuali violazioni delle norme richiamate. Nel mondo del beauty si sa che la linea di demarcazione tra ruolo istituzionale e propaganda può risultare sottile. Gli esperti del settore richiamano la necessità di criteri chiari per evitare sovraesposizioni ingiustificate. La normativa mira a garantire un’informazione equilibrata, evitando che la visibilità degli esponenti istituzionali si trasformi in veicolo di orientamento politico.

Un principio richiamato più volte nell’esposto è la necessità di distinguere tra l’esercizio di funzioni istituzionali, legate all’informazione completa dei cittadini, e l’attività politica dei membri del governo. La normativa sulla par condicio referendaria impone che la comparsa di esponenti istituzionali nei telegiornali e nei programmi informativi sia limitata a quanto necessario per garantire il diritto all’informazione, evitando che la visibilità diventi veicolo di propaganda. L’organo competente procederà alla verifica e, se del caso, proporrà misure correttive.

Le richieste rivolte ad Agcom e alla Vigilanza Rai

In continuità con la verifica avviata dall’organo competente, il documento depositato sollecita tre misure precise a tutela dell’equilibrio informativo. Primo, il richiamo ufficiale a tutte le emittenti, con particolare attenzione alla Rai, perché rispettino le norme sulla par condicio. Secondo, la contabilizzazione del tempo di notizia e del tempo di parola del Governo e della maggioranza relativamente ai temi della giustizia, qualora tali interventi producano effetti di natura propagandistica. Terzo, l’applicazione rigorosa del divieto, nelle trasmissioni non dedicate alla comunicazione politica, di trattare questioni direttamente connesse al referendum, come l’amministrazione della giustizia e la valutazione delle sentenze.

Impatto pratico delle richieste

A seguito delle istanze presentate, si prevederebbe un riassetto dei criteri editoriali nelle trasmissioni di informazione e attualità. Le modifiche mirerebbero a un controllo più stringente dei contenuti relativi alla magistratura e ai procedimenti giudiziari. Inoltre, il computo del tempo di presenza del Governo a favore del fronte referendario potrebbe incidere sulle quote di visibilità attribuite ai sostenitori del e del No. Tale misura potrebbe riequilibrare la copertura mediatica garantendo maggiore parity nell’esposizione dei punti di vista.

Questioni di metodo e prospettive

La vicenda solleva la questione del confine tra informazione istituzionale e comunicazione politica nel periodo referendario. Gli oppositori sostengono che la linea sia stata oltrepassata. I rappresentanti del governo replicano che l’intervento mira a chiarire i contenuti della riforma. La valutazione tecnica spetterà all’Agcom e alla Commissione di Vigilanza Rai, che determineranno l’eventuale sussistenza di violazioni e i rimedi applicabili.

Fino alle decisioni formali, l’esposto rimette al centro il ruolo delle emittenti pubbliche e private nella tutela di un’informazione pluralista. Il tema è particolarmente sensibile quando sono coinvolti assetti istituzionali come la giustizia e l’autonomia della magistratura. Le prossime determinazioni delle autorità competenti definiranno misure operative e possibili aggiornamenti dei criteri editoriali.