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Rientro di Artemis II: tempeste di plasma, scudo termico e recupero in mare

Rientro di Artemis II: tempeste di plasma, scudo termico e recupero in mare

Il rientro della missione Artemis II concentra l'attenzione su scudo termico, blackout radio e le procedure di recupero: ecco cosa succede nelle fasi decisive

La capsula Orion di Artemis II è in fase finale del volo e si prepara a rientrare nell’atmosfera terrestre: il momento di maggiore rischio è imminente, con l’ammaraggio previsto alle 2.07 ora italiana al largo di San Diego. Prima della discesa la navicella si è separata dal Modulo di Servizio Europeo (ESM), che ha fornito propulsione, energia e supporto vitale durante la traversata verso la Luna e che, privo di scudo termico, è precipitato nell’oceano come pianificato.

A bordo i quattro astronauti — Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen — hanno completato le ultime procedure di sicurezza: hanno fissato i materiali, smontato apparecchi non ancorati e indossato le tute arancioni per un controllo di tenuta. In precedenza si è registrata una breve perdita di dati risolta rapidamente; tra l’1.53 e l’1.59 UTC circa è previsto un blackout delle comunicazioni durante il passaggio attraverso il plasma generato dall’attrito atmosferico.

La fase più critica: calore, plasma e scudo termico

Durante l’ingresso la capsula si troverà a confrontarsi con un guscio incandescente di plasma che può raggiungere temperature dell’ordine di 2.700-2.800°C. In questa fase — che durerà alcuni minuti con i picchi più intensi concentrati in circa otto minuti — l’azione dello scudo termico è determinante per la sopravvivenza dell’equipaggio. Lo scudo è rivestito in Avcoat, materiale termo-resistente applicato in blocchi: dopo il volo di prova di Artemis 1 sono emerse criticità su alcuni pannelli, con crepe e distacchi che hanno richiesto approfondimenti e un adattamento della traiettoria di rientro.

Rischi noti e contromisure

Per mitigare potenziali cedimenti dello scudo i tecnici hanno reso la traiettoria di rientro più verticale, così da attraversare più rapidamente gli strati più caldi dell’atmosfera. La NASA e i partner europei hanno eseguito test supplementari sui materiali e definito margini operativi; tuttavia non esiste un piano B che sostituisca lo scudo in volo. Nel corso della fase di massimo riscaldamento è previsto un blackout radio di diversi minuti, durante i quali la capsula sarà quasi completamente isolata dal centro di controllo.

Sequenza di discesa: orientamento, decelerazione e paracadute

Circa venti minuti prima dell’ingresso, intorno all’1.30 ora italiana, è avvenuto lo sgancio del Modulo di Servizio Europeo. Senza scudo termico, il modulo si disintegra e i detriti rientrano nell’oceano. Orion, invece, userà i piccoli motori di manovra per mantenere il fondo protetto dallo scudo rivolto in avanti. L’ingresso atmosferico comincia attorno ai 124 chilometri d’altitudine, con decelerazioni che possono raggiungere punte di 4g, e un progressivo trasferimento dell’energia cinetica in calore.

Paracadute, velocità e confronto storico

La sequenza di apertura prevede l’attivazione graduale degli assetti di rallentamento: inizialmente si schiuderanno dei dispositivi frenanti a quote elevate, poi i paracadute guida e infine i tre paracadute principali che porteranno la capsula a velocità di contatto con l’acqua dell’ordine di qualche decina di chilometri orari. Secondo i dati ufficiali la velocità massima prevista per Artemis II è intorno a 38.367 km/h, inferiore al record dell’Apollo 10 di 39.938 km/h; in altre stime operative la velocità all’attraversamento del plasma è indicata in circa 36.000 km/h.

Recupero e significato tecnico-industriale

All’ammaraggio le squadre di recupero, con sommozzatori e mezzi aerei lanciati dalla nave di supporto, dispiegheranno un grande canotto davanti al portello principale e utilizzeranno un verricello per sollevare l’equipaggio su un elicottero, adottando procedure ereditate dalle missioni Apollo. La capsula verrà recuperata e sottoposta a ispezioni per valutare lo stato dello scudo termico e degli altri sistemi. Il successo del rientro fornirà dati essenziali per la progettazione delle missioni successive e per la validazione delle scelte ingegneristiche sulla protezione termica.

Infine va sottolineato il contributo europeo e italiano: il Modulo di Servizio Europeo ha rappresentato il cuore operativo della navigazione e del supporto ambientale, dimostrando quanto la cooperazione internazionale sia centrale nelle missioni lunari. Se l’ammaraggio si svolgerà come previsto, Artemis II confermerà scelte tecniche, fornirà indicazioni strategiche per Artemis 3 e arricchirà la base di conoscenze per le future permanenze umane sulla Luna.