La mobilitazione contro il caro vita e il caro benzina si è trasformata in una giornata di violenza in diverse città italiane. A Milano, dove si sono concentrati circa 5.000 manifestanti, il corteo è degenerato in scontri con le forze dell’ordine, lancio di pietre e bombe carta, vetrine danneggiate e arredi urbani distrutti. Secondo le prime valutazioni, i danni provocati agli esercizi commerciali e ai locali del capoluogo lombardo ammontano a centinaia di migliaia di euro.
Sala e Piantedosi, scontro politico sulla gestione dell’ordine pubblico
Gli incidenti hanno aperto anche un confronto tra istituzioni sulla gestione della sicurezza. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha osservato: «Troppo pochi agenti, abbiamo sottovalutato il momento», richiamando l’attenzione sulle risorse disponibili per fronteggiare manifestazioni di questo tipo.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha replicato criticando le sue dichiarazioni e sostenendo che il primo cittadino scaricasse la responsabilità sulle forze di polizia, definendo il suo atteggiamento «il solito riflesso naturale e istintivo di una certa sinistra radical chic». Sala ha risposto richiamando la propria esperienza: «Lavoro da 45 anni, vorrei un po’ di decenza».
Dal Partito democratico è arrivata la condanna delle violenze, accompagnata dalla richiesta di non confondere i responsabili degli scontri con chi ha partecipato pacificamente alla mobilitazione. La segretaria Elly Schlein, intervenendo all’assemblea nazionale del partito a Roma, ha dichiarato: «Noi non c’entriamo niente con i delinquenti», ribadendo che gli autori dei danneggiamenti sono stati sempre condannati. Ha poi aggiunto: «Non si possono usare i violenti per coprire la voce di migliaia di persone che pacificamente protestano perché non riescono più a vivere».
Schlein ha inoltre sottolineato che chi scende in piazza per denunciare le difficoltà economiche deve essere ascoltato e non criminalizzato: «In concreto la vita degli italiani che oggi sono in piazza più poveri, più incazzati di ieri e vanno ascoltati. Non criminalizzati». Una posizione che punta a distinguere la protesta sociale dagli episodi di violenza, mentre proseguono gli accertamenti per individuare le responsabilità individuali e ricostruire la dinamica degli scontri.
Scontri durante il corteo contro il caro vita a Milano: arresti e denunce
La manifestazione promossa dal comitato Italia in piazza era cominciata nel cuore di Milano, con un raduno in piazza Duomo a cui avevano preso parte soprattutto ragazzi, anche giovanissimi. I partecipanti avevano intonato l’Inno d’Italia e scandito slogan contro il governo di Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Tra le bandiere italiane comparivano anche quelle palestinesi, mentre gli striscioni richiamavano la necessità di destinare più risorse alle famiglie anziché alle guerre.
La situazione è precipitata nel corso del pomeriggio, quando una parte dei manifestanti ha iniziato a devastare il centro cittadino. Cestini rovesciati, tavolini e sedie utilizzati come oggetti contundenti, transenne spostate, vetrine infrante e pietre lanciate contro gli agenti hanno trasformato la mobilitazione in una serie di scontri. Sono state danneggiate anche alcune pensiline ATM e le vetrate di edifici storici.
Secondo la ricostruzione, come riportato da Rai News, alcuni partecipanti si erano presentati con fumogeni, bombe carta e guanti, mentre altri sarebbero stati coinvolti dopo i primi tafferugli e la diffusione degli appelli sui social. Il risultato è stato un’escalation che ha richiesto l’intervento degli agenti in più punti del centro. A Milano, 72 persone sono state accompagnate in Questura: al termine degli accertamenti sono stati arrestati 17 soggetti, sette italiani, cinque stranieri e cinque minorenni, mentre 22 giovani sono stati denunciati. Il bilancio locale riportato dalle autorità indica 104 feriti tra gli appartenenti alle forze dell’ordine. Le stime economiche sui danni variano a seconda delle fonti: una prima valutazione supera il mezzo milione di euro, mentre Unimpresa ha indicato per Milano una cifra di circa 860mila euro.
