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Terremoto in Venezuela: il bilancio delle vittime e la crisi umanitaria

Terremoto in Venezuela: il bilancio delle vittime e la crisi umanitaria

Il Venezuela è ancora sotto shock dopo i devastanti terremoti che hanno colpito il nord del paese. Scoperte 6.450 persone vive tra le macerie, ma la situazione rimane critica.

Il Venezuela è ancora sotto shock dopo i devastanti terremoti che hanno colpito il nord del paese la scorsa settimana. Le scosse, di magnitudo 7,2 e 7,5, hanno provocato distruzioni diffuse e decine di scosse di assestamento nei giorni successivi. La presidente ad interim, Delcy Rodríguez, ha aggiornato il bilancio delle vittime a 2.595 morti e oltre 11.000 feriti.

La situazione rimane critica, con migliaia di persone ancora disperse e senza casa.

La crisi umanitaria e le operazioni di soccorso

Le operazioni di soccorso sono in corso da giorni, con squadre di emergenza e volontari che lavorano senza sosta per salvare le persone intrappolate sotto le macerie. Secondo il presidente dell’Assemblea nazionale, Jorge Rodríguez, sono stati allestiti 25 accampamenti provvisori nella città di Caracas e nello stato di La Guaira.

Questi accampamenti ospitano circa 26.000 persone che hanno perso la loro casa a causa del terremoto.

Sul fronte dell’emergenza sanitaria, le cifre ufficiali parlano di oltre 17.000 pazienti ricoverati a causa del terremoto, 4.500 dei quali rimangono ancora ricoverati. Il numero di dispersi è affidato solo a fonti non ufficiali e supera i 40.000.

La comunità internazionale ha fornito oltre 1.000 tonnellate di aiuti, 27 veicoli e 118 cani da ricerca. Secondo il governo venezuelano, fino a martedì sono state trovate vive oltre 6.450 persone e altre 13.500 sono riuscite a mettersi in salvo da sole.

Le critiche alle operazioni di soccorso

Nonostante gli sforzi, molti residenti hanno criticato le operazioni di ricerca e soccorso, sostenendo che la ricchezza e le conoscenze abbiano influenzato gli interventi. In un caso, una vasta squadra composta da agenti di polizia e allievi di scuole militari sarebbe stata mobilitata per perlustrare un solo edificio, nella speranza di trovare un capitano di polizia e un generale di divisione. Una gru telescopica sarebbe rimasta parcheggiata per ore davanti a quello che era l’ingresso del palazzo, affittata dai parenti delle famiglie benestanti che vi abitavano.

La solidarietà internazionale e l’appello alla unità

La presidente ad interim, Delcy Rodríguez, ha lanciato un appello alla unità e alla solidarietà. “Siamo ancora nella fase della ricerca di persone vive sotto le macerie: dobbiamo continuare a essere uniti e lavorare insieme. Non è il momento dello scontro politico. Anche dall’opposizione mi hanno dato una mano. Chi aiuta è benvenuto: questo si aspetta il popolo venezuelano. Accolgo e ringrazio tutti quelli che possono dare una mano, anche da quei paesi con cui non abbiamo relazioni diplomatiche. Dobbiamo essere uniti per il Venezuela.”

La solidarietà internazionale è in moto. Stanno giungendo le prime squadre di soccorso da tutto il mondo: almeno 25 team d’emergenza da 17 Paesi, oltre a quelle dell’Onu, si stanno unendo alle squadre locali. Già atterrati quelli provenienti da Spagna, Italia, Messico, Colombia, Cile, Ecuador, El Salvador, Stati Uniti, Repubblica Dominicana e Svizzera. Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha allentato le sanzioni al Venezuela autorizzando tutte le transazioni connesse agli interventi di soccorso.

L’Unicef stima che circa 1,8 milioni di persone, tra cui 680.000 bambini, abbiano bisogno di assistenza umanitaria dopo i terremoti. Una stima preliminare del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo fissa a 6,7 miliardi di dollari il costo dei danni materiali diretti causati dalle scosse.

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