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Testimonianza del nostromo vittorio ruggiero sulla nebbia e le fiamme nel porto di Livorno

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Il racconto del nostromo Vittorio Ruggiero alla commissione d'inchiesta offre una testimonianza diretta sugli attimi drammatici del 10 aprile 1991, tra nebbia, fiamme e salvataggi

La testimonianza resa alla commissione d’inchiesta da Vittorio Ruggiero, ex nostromo della petroliera Agip Abruzzo, ha riproposto i dettagli di una notte che rimane nella memoria per la sua tragedia: il disastro del Moby Prince nel porto di Livorno del 10 aprile 1991. Il racconto mette insieme percezioni ambientali, reazioni immediate dell’equipaggio e le fasi concitate dell’evacuazione, offrendo elementi utili per ricostruire la sequenza dei fatti.

Nel suo intervento Ruggiero ha sottolineato la presenza di una fitta nebbia fuori bordo e la rapidità con cui l’incidente è degenerato in incendio. Le sue parole hanno evidenziato come, in pochi istanti, l’azione di contenimento sia stata seguita da un ritorno di fiamma che ha reso impossibile il controllo delle combustioni a bordo. Dalla sala comune alla scialuppa di salvataggio, il percorso dell’equipaggio è stato segnato da decisioni immediate, ordini e contrordini che compongono oggi la ricostruzione ufficiale.

Le condizioni iniziali e la prima percezione del pericolo

Secondo la ricostruzione, tutto è iniziato mentre alcuni membri dell’equipaggio stavano nella saletta di bordo: Ruggiero, tra i pochi non fumatori, chiese di aprire gli oblò per areare l’ambiente. Appena uno di questi è stato sollevato, è stato notato che all’esterno c’era nebbia, un elemento che riduceva la visibilità e che, agli occhi dell’equipaggio, ha contribuito a creare un quadro di rischio. La segnalazione immediata ha portato il nostromo a controllare l’esterno e a vedere, a malapena, alcune luci di centro nave attraverso il vapore.

Impatto della visibilità ridotta

La visibilità ridotta in porto rappresenta un fattore critico nelle operazioni navali, perché limita la capacità di valutare distanze e ostacoli. Ruggiero ha raccontato che non ebbe il tempo di sedersi nuovamente prima che si verificasse il primo evento esplosivo che diede il via alle operazioni di spegnimento. In questo contesto la nebbia non è stata solo un dettaglio meteorologico, ma un elemento che ha complicato comunicazioni e movimenti dell’equipaggio.

La lotta contro il fuoco e il progressivo cedimento

Immediatamente dopo la scoperta del principio d’incendio, l’equipaggio è intervenuto con le manichette per tentare di spegnere le fiamme. Ruggiero ha descritto una prima fase in cui le fiamme sono sembrate sotto controllo, ma poi si è verificato un ritorno di fiamma che ha reso vano ogni sforzo di contenimento. L’episodio evidenzia la pericolosità degli incendi a bordo di petroliere, dove la presenza di carburante e vapori può provocare riaccensioni improvvise e violente.

Ordini, contrordini e la decisione di abbandonare

Nel racconto emergono anche i momenti di confusione legati agli ordini impartiti: fu chiesto a Ruggiero e ad altri di portarsi a prua per salpare l’ancora, ma l’operazione non fu completata a causa di un contrordine. Pochi istanti dopo, la situazione divenne talmente critica che giunse l’ordine generale di abbandonare la nave. Le fiamme avevano raggiunto l’area sottostante la postazione di comando, rendendo impraticabile qualsiasi intervento ulteriore e impellente la fuga dal ponte.

Evacuazione, scialuppa e salvataggio

Ruggiero ha narrato il successivo passaggio verso la scialuppa di salvataggio, dove l’equipaggio si radunò trovando inizialmente tutti presenti tranne il comandante. In quel frangente una ricerca rapida permise di rintracciarlo mentre recuperava documenti dalla cassaforte, azione che gli era stata richiesta per mettere in sicurezza la documentazione di bordo. Ruggiero stesso si occupò di far prendere alcuni libretti da una cassetta, preservando così parte della documentazione personale dell’equipaggio.

Attraccata la scialuppa, Ruggiero ha ricordato di aver provveduto ad ammainarla e di aver raggiunto i colleghi tramite la biscaglina, termine che indica la passerella d’imbarco. Successivamente i rimorchiatori presenti in porto hanno prestato soccorso e hanno imbarcato i naufraghi, completando così la fase di salvataggio dei membri dell’equipaggio superstiti.

Significato della testimonianza per l’inchiesta

La deposizione di Ruggiero fornisce elementi di dettaglio utili per la commissione chiamata a ricostruire la dinamica del disastro del Moby Prince. Oltre alla cronaca dei fatti, emergono questioni tecniche e umane: dall’impatto della nebbia sulle operazioni al ruolo delle procedure di emergenza, passando per la gestione della documentazione e la coordinazione durante l’evacuazione. Queste osservazioni contribuiscono a chiarire parti di una vicenda che ha causato 140 vittime e che continua a essere oggetto di analisi e ricerca della verità.

La memoria di chi ha vissuto quei momenti rimane fondamentale per comprendere non solo cosa accadde, ma anche come prevenire tragedie analoghe in futuro: migliorare le procedure, la formazione e la prontezza delle risposte a bordo di navi impegnate in traffici pericolosi è una lezione preziosa che la commissione dovrà valorizzare.