> > “Trovate vicino casa”, mamma e figlia avvelenate da ricina: scoperta choc

“Trovate vicino casa”, mamma e figlia avvelenate da ricina: scoperta choc

“Trovate vicino casa”, mamma e figlia avvelenate da ricina: scoperta choc

Morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, gli inquirenti cercano l’origine della ricina: controlli nelle campagne molisane e analisi di 200 computer in quattro scuole per individuare eventuali tracce utili alle indagini.

L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita si concentra sulla provenienza della ricina e su alcune ricerche online effettuate prima dell’avvelenamento. Tra le piste al vaglio degli investigatori ci sono il ritrovamento di piante di ricino nelle campagne molisane e l’analisi di circa 200 computer in quattro istituti scolastici.

Ricerche online sulla ricina, controllati circa 200 computer in quattro scuole

Parallelamente agli accertamenti sul territorio, l’attenzione si è spostata sulle possibili tracce digitali lasciate prima della morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. Gli investigatori stanno cercando di risalire all’origine di alcune richieste di informazioni sulla ricina comparse online nell’agosto scorso.

Tra gli elementi segnalati da la Repubblica figura anche un intervento su Reddit, pubblicato da un utente che si sarebbe descritto come scrittore. Il compito degli specialisti è stabilire da quale dispositivo siano partite quelle ricerche e capire se possano avere una relazione effettiva con gli altri dati raccolti nell’inchiesta.

Per ampliare le verifiche, la Procura ha disposto controlli su circa 200 computer appartenenti a quattro istituti scolastici.

La Polizia di Stato sta utilizzando un programma informatico capace di rilevare parole chiave associate a sostanze chimiche d’interesse. Una prima parte del lavoro ha coinvolto due scuole di Riccia: l’istituto agrario, dove lavora come tecnico di laboratorio il marito di una docente di matematica amica di Gianni Di Vita, e il liceo scientifico del paese. In quest’ultimo sono stati passati in rassegna 21 dispositivi, compresi quelli collocati nella sala insegnanti. La docente menzionata nella ricostruzione lavora nel liceo e in passato avrebbe seguito anche la formazione informatica, ricoprendo per cinque anni fa l’incarico di supervisore del servizio dedicato.

Al momento, secondo le informazioni riportate, nessun computer è stato sequestrato durante gli accertamenti già eseguiti. Le verifiche dovrebbero proseguire in altri due istituti: il liceo classico di Campobasso, frequentato l’anno precedente da Sara e dalla sorella Alice, e il liceo delle scienze umane di Casacalenda, dove pare insegni come docente di sostegno una cugina di Gianni Di Vita.

La presenza di persone legate alle scuole coinvolte non rappresenta, di per sé, un indizio di responsabilità nei loro confronti. Sarà necessario verificare l’attendibilità dei dati eventualmente recuperati e confrontarli con gli altri risultati investigativi.

Morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, la pista della ricina: trovate piante tra Riccia e il lago di Occhito

Da dove arriva la ricina che ha provocato la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita? È una delle domande a cui gli inquirenti stanno cercando di dare una risposta. Come riportato da La Repubblica, una delle verifiche riguarda alcune piante individuate nelle campagne tra Riccia e il lago di Occhito, lungo il confine tra Molise e Puglia. Secondo quanto riferito dalla testata, gli esemplari sarebbero stati individuati dalla Squadra mobile di Campobasso nell’ambito dell’indagine coordinata dalla Procura di Larino, guidata dalla procuratrice Elvira Antonelli.

Il ricino è una pianta dai cui semi può essere estratta la ricina, una sostanza estremamente tossica. Le capsule che li contengono maturano in un periodo che comprende i mesi tra agosto e ottobre, un dettaglio che rende necessario approfondire la presenza della specie vegetale nella zona. Gli investigatori intendono verificare se esista un legame tra quanto trovato sul territorio e il veleno utilizzato nel caso delle due donne. Per il momento, però, non ci sono elementi che consentano di affermare che la sostanza sia stata ricavata proprio da quelle piante. La loro individuazione costituisce una pista da verificare, mentre resta da ricostruire l’intero percorso che avrebbe portato alla disponibilità del composto tossico.

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