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Uccide la moglie incinta in Texas, arrestato a Torino: aveva manomesso il braccialetto elettronico

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Dopo la fuga dagli Usa e l’ingresso in Italia con documenti falsi, l’uomo ha chiesto protezione in seguito alle accuse di aver ucciso la moglie.

Un cittadino statunitense accusato di omicidio aggravato in Texas è stato arrestato a Torino in seguito a un mandato internazionale Interpol. L’uomo, ricercato per l’uccisione della moglie incinta e del figlio non ancora nato, era riuscito a lasciare gli Stati Uniti violando le misure di controllo giudiziario ed entrando nel Paese con documenti falsi. La vicenda ha attivato le procedure di estradizione e sollevato anche il tema della tutela legata alla possibile applicazione della pena di morte nel Paese richiedente.

Uccide la moglie incinta in Texas, arrestato a Torino: “Proteggetemi, lì c’è la pena di morte”

Come riportato dalla Polizia di Stato, gli agenti della Squadra Mobile e dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Torino, insieme alla Polizia di Frontiera di Malpensa, hanno fermato un cittadino statunitense destinatario di una “red notice” emessa dall’Interpol di Washington, in seguito a un provvedimento restrittivo disposto dall’autorità giudiziaria americana.

L’uomo, Lee Mongerson Gilley, è accusato negli Stati Uniti di omicidio aggravato plurimo della moglie incinta e del figlio non ancora nato, avvenuto il 7 ottobre 2024 nella contea di Harris, in Texas.

Secondo l’accusa, avrebbe causato la morte della donna esercitando pressione sul collo e sulla parte superiore della schiena. Arrestato inizialmente in Texas l’11 ottobre 2024, era stato successivamente rilasciato su cauzione di un milione di dollari e sottoposto a libertà vigilata con braccialetto elettronico.

Le indagini, coordinate dal Servizio Centrale Operativo su impulso del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia e con il supporto dell’ufficio di collegamento FBI presso l’Ambasciata USA a Roma, hanno ricostruito anche la sua fuga. Dopo aver rimosso il dispositivo di controllo, l’uomo è arrivato in Italia il 3 maggio scorso all’aeroporto di Malpensa, utilizzando un passaporto belga intestato a un’altra persona e risultati contraffatti anche altri documenti con generalità differenti.

Una volta in Italia, il sospettato ha presentato domanda di protezione internazionale alla competente commissione territoriale, dichiarando di essere perseguitato e di rischiare la pena di morte nel proprio Paese. Nel frattempo è stato trasferito al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Torino. Successivamente, è comparso da remoto davanti alla Corte d’Appello di Milano per l’udienza di convalida del trattenimento, venendo poi arrestato ai fini estradizionali e condotto nel carcere Lorusso e Cutugno, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Braccialetto manomesso e fuga all’estero: il sospettato chiede asilo a Malpensa

Come riportato da Torino Cronaca, parallelamente sarebbero emersi ulteriori dettagli sulla sua fuga: il braccialetto elettronico avrebbe segnalato una manomissione il 1° maggio e, nei giorni successivi, l’uomo sarebbe risultato irreperibile. Secondo quanto riferito dal suo legale, Dick Deguerin, avrebbe tagliato il dispositivo prima di partire verso il Canada e poi raggiungere l’Italia con documenti falsi.

All’arrivo a Malpensa avrebbe ribadito la richiesta di asilo sostenendo la propria innocenza. La vicenda apre anche un nodo giuridico complesso: la possibilità di estradare un imputato verso un Paese che prevede la pena di morte, tema delicato nel rapporto tra sistemi giuridici europei e statunitensi.