Nel cuore della notte, un attacco ucraino ha colpito la raffineria di petrolio Ilsky situata nella regione di Krasnodar, a circa 500 chilometri dal territorio controllato dall’Ucraina. Questo impianto, tra i più grandi della Russia meridionale, produce quasi 6,6 milioni di tonnellate di carburante all’anno. L’attacco è solo l’ultimo di una serie che sta mettendo a dura prova le infrastrutture energetiche russe.
Le immagini pubblicate sui social media dai residenti locali mostrano grandi fiammate che si sprigionano dalla raffineria, un segno evidente della gravità dell’attacco. Questo è il diciassettesimo attacco ucraino che ha colpito una raffineria russa, con l’ultimo precedente risalente al 2 giugno.
Gli attacchi nel dettaglio: Azov e Taganrog
Non solo la raffineria di Ilsky.
Le forze ucraine hanno colpito anche un deposito di carburante nella città di Azov e un altro attacco con droni ha provocato un incendio nel porto russo di Taganrog. Il governatore della regione di Rostov, Yuri Sliusar, ha comunicato che «ad Azov, un attacco con droni ha provocato un incendio in due impianti di stoccaggio di prodotti petroliferi».
Sempre secondo Sliusar, nella città di Taganrog «i vigili del fuoco stanno combattendo un incendio nell’area del porto marittimo». Le informazioni preliminari non segnalano vittime, ma la situazione rimane critica. Nel complesso, le difese aeree di Mosca hanno intercettato e distrutto 376 droni ucraini sopra le regioni russe e il Mar d’Azov.
Le dichiarazioni di Zelensky e gli accordi internazionali
All’indomani del vertice NATO di Ankara, il presidente ucraino Volodymir Zelensky ha annunciato che «nei prossimi giorni riceveremo un pacchetto di missili Patriot dagli Stati Uniti. Abbiamo anche raggiunto accordi separati con gli europei». Zelensky ha commentato in particolare l’intesa con il presidente americano Donald Trump sulla concessione delle licenze per produrre i Patriot in Ucraina.
«Ora è molto importante che i nostri gruppi tecnici, tutti i nostri rappresentanti dei diversi ministeri e del potere esecutivo, inizino a lavorare senza sosta affinché riceviamo le licenze il prima possibile e iniziamo la produzione in Ucraina», ha dichiarato Zelensky. Questo annuncio arriva in un momento cruciale per l’Ucraina, che continua a cercare supporto internazionale per rafforzare le proprie difese.
Le conseguenze degli attacchi
Gli attacchi alle infrastrutture petrolifere russe hanno un impatto significativo non solo sul piano militare, ma anche su quello economico. La raffineria di Ilsky, con la sua capacità produttiva di 6,6 milioni di tonnellate all’anno, è un bersaglio strategico. La sua disattivazione, anche temporanea, può avere ripercussioni sulla fornitura di carburante in Russia e nei paesi vicini.
Mentre la guerra continua a imperversare, gli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche russe rappresentano una strategia per indebolire il nemico. Tuttavia, le conseguenze di queste azioni possono essere complesse e di lunga durata, influenzando non solo la Russia, ma anche l’economia globale.
