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Ultimo round a Ginevra: come i colloqui potrebbero prevenire un attacco Usa all'Iran

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A Ginevra si gioca una partita delicata: da un lato la proposta iraniana per sospendere parte dell'arricchimento, dall'altro la minaccia di misure militari e nuove sanzioni. È davvero l'ultima opportunità per evitare la guerra?

Il confronto diplomatico tra Stati Uniti e Iran è tornato al centro dell’attenzione internazionale con un nuovo round di colloqui a Ginevra. Le delegazioni discutono proposte che, se accettate, potrebbero ridurre le tensioni e allontanare lo spettro di un intervento militare. Washington chiede garanzie permanenti sul programma nucleare iraniano. Teheran punta a preservare la sua capacità di ricerca civile sul nucleare.

Dietro le dichiarazioni pubbliche si muovono figure chiave. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi guida la delegazione di Teheran. Per gli Stati Uniti partecipano l’inviato speciale Steve Witkoff e consiglieri della Casa Bianca, tra cui Jared Kushner. Il mediatore ufficiale è l’Oman, che cerca di mantenere aperto il canale negoziale. Le consultazioni proseguiranno con sessioni tecniche e diplomatiche per cercare un punto di equilibrio tra le parti.

La proposta dell’Iran e i suoi punti essenziali

Le consultazioni proseguiranno con sessioni tecniche e diplomatiche per trovare un punto di equilibrio tra le parti. La proposta dell’Iran prevede una sospensione temporanea di alcune attività di arricchimento dell’uranio per un periodo indicativo di tre-cinque anni. Il piano include inoltre una diluizione graduale delle scorte di materiale altamente arricchito. Teheran dichiara l’intenzione di mantenere un livello limitato di arricchimento, intorno all’1,5%, destinato esclusivamente a finalità mediche e di ricerca. Le fasi di controllo e verifica sarebbero affidate all’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), che svolgerebbe ispezioni e monitoraggio tecnico.

Le garanzie proposte integrerebbero i meccanismi di controllo già previsti dall’AIEA.

Garanzie e incentivi economici

Per convincere Washington, la proposta iraniana includerebbe impegni commerciali concreti. Tra questi figurano l’acquisto di aeromobili statunitensi e l’apertura agli investimenti di aziende Usa. In cambio, l’Iran chiede la rimozione delle sanzioni finanziarie che limitano l’accesso al sistema bancario internazionale e le vendite di petrolio, leve che hanno contribuito alla crisi economica del paese.

Le richieste di Washington e le condizioni non negoziabili

Dalla parte statunitense, l’amministrazione del presidente Donald Trump ha posto obiettivi stringenti. Gli Stati Uniti richiedono un accordo duraturo che impedisca allo Stato iraniano di sviluppare un’arma nucleare. L’inviato Steve Witkoff avrebbe chiesto clausole che rendano l’intesa effettiva a tempo indeterminato, cioè senza scadenze prefissate che consentano un ritorno rapido alle attività pregresse.

Pressione militare e sanzioni

In continuità con la proposta di garanzie senza scadenze prefissate, l’amministrazione ha intensificato le misure coercitive. Ha introdotto nuove sanzioni dirette a individui, entità e navi ritenute coinvolte nel commercio petrolifero illecito. Contestualmente è aumentata la presenza militare nella regione per monitorare i traffici e dissuadere eventuali violazioni.

Il vicepresidente J.D. Vance ha ribadito che, pur privilegiando la via diplomatica, gli USA manterrebbero il diritto di intervenire con la forza qualora fossero accertate violazioni significative del programma nucleare iraniano. Le autorità statunitensi hanno affermato che valuteranno le evidenze successive per decidere i passi operativi e diplomatici.

Le dinamiche interne in Iran e il contesto regionale

In seguito alle valutazioni statunitensi sulle evidenze, le trattative si svolgono in un clima interno teso. Le proteste esplose nei mesi precedenti e la successiva repressione hanno accentuato l’isolamento di Teheran.

Il governo iraniano nega l’intento di sviluppare armi nucleari e presenta il proprio programma come destinato a scopi civili. I negoziatori cercano di coniugare la necessità di mantenere un minimo di arricchimento con l’obiettivo di ottenere un alleggerimento delle sanzioni.

Questo equilibrio influenza anche il quadro regionale, dove gli attori vicini osservano con cautela ogni mossa diplomatica. La situazione interna e le pressioni esterne restano determinanti per gli sviluppi prossimi.

Rischi di escalation e possibili scenari

La situazione interna e le pressioni esterne restano determinanti per gli sviluppi prossimi. Se i colloqui fallissero, analisti internazionali individuano due esiti principali. Il primo è un’escalation militare con attacchi mirati che potrebbero intensificare i combattimenti regionali. Il secondo è il proseguimento della pressione economica, che aggraverebbe la crisi sociale in Iran. Al contrario, un accordo, anche temporaneo, potrebbe creare una finestra di de-escalation e offrire una base per negoziati più ampi sul controllo regionale di armamenti e missili balistici.

Il ruolo degli attori esterni

Attori esterni svolgono funzioni di mediazione e monitoraggio con impatto diretto sulla credibilità degli impegni. Paesi mediatori e organismi multilaterali favoriscono la verifica delle intese e la trasformazione di impegni politici in risultati concreti. In questo quadro la cooperazione internazionale per il monitoraggio delle attività nucleari rimane una componente chiave. Gli sviluppi prossimi dipenderanno dall’esito dei colloqui e dalla capacità delle parti di rispettare meccanismi di verifica e sanzioni concordate.

Prospettive dal tavolo di Ginevra

Il tavolo di Ginevra costituisce una tappa cruciale per la de‑escalation. Da questo confronto potrebbe emergere un accordo in grado di ridurre le tensioni o, in alternativa, la conferma di posizioni inconciliabili.

In ogni scenario la trasparenza sugli impegni e l’adozione di meccanismi di verifica indipendenti restano elementi imprescindibili. I meccanismi citati sono strumenti volti a monitorare l’attuazione degli accordi e a segnalare eventuali violazioni. La loro efficacia determinerà la probabilità di evitare un conflitto dalle pesanti conseguenze regionali e globali.

Gli sviluppi attesi dipenderanno dall’esito dei colloqui e dalla capacità delle parti di rispettare gli impegni concordati, compresi i sistemi di controllo e le possibili misure previste in caso di inadempienza.