Sabato pomeriggio la zona del Duomo è diventata il fulcro di una serie di episodi di vandalismo che hanno lasciato il centro di Milano in una condizione di caos totale. Decine di giovani, alcuni vestiti di nero, hanno sfondato le barriere, strappando cestini, biciclette e arredi esterni, per poi dirigersi verso le vetrine dei negozi dell’area.
La violenza si è protratta per diverse ore, coinvolgendo anche la zona di via Torino dove è stato saccheggiato un punto vendita Carrefour.
Carrefour di via Torino e altri negozi: saccheggi e distruzioni
Nel supermercato, una dozzina di individui ha infranto le vetrine, forzato l’ingresso e aggredito un addetto alla sicurezza che cercava di fermare l’irruzione.
Dalle scaffalature sono state rubate bottiglie di alcolici mentre gli interni hanno subito danni ingenti, con arredi divelti e cassonetti spruzzati di fuoco. La dinamica è proseguita verso il Castello Sforzesco, dove furono rovesciati ulteriori cassonetti e accesi incendi, aumentando il bilancio delle perdite materiali.
Decathlon Cairoli e altri punti vendita colpiti
Il grande negozio di articoli sportivi Decathlon, sito in Corso Cairoli, è stato oggetto di un attacco mirato.
Ladri hanno prelevato biciclette, caschi, monopattini e capi d’abbigliamento sportivo. Prima di distruggere la vetrina, alcuni manifestanti si sono arrampicati sul monumento a Garibaldi in Largo Cairoli, da cui hanno lanciato un manichino già sottratto in precedenti razzie. L’azione è stata accompagnata da lanci di sassi e petardi contro le forze dell’ordine, rendendo la zona particolarmente pericolosa.
Reazioni istituzionali: dal sindaco alla premier
Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala ha condannato in maniera totale gli atti di violenza, sottolineando la necessità di rafforzare la presenza di ordine pubblico. Sala ha dichiarato di aver dato istruzioni precise alla Polizia Locale affinché collabori con le forze statali, ribadendo che la richiesta di maggiori pattuglie non è di natura politica ma nasce dalla conoscenza della città. Parallelamente, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato una riunione d’emergenza per discutere misure di sicurezza e ha espresso pieno sostegno alle forze dell’ordine.
Denunce, arresti e conseguenze giudiziarie
Seconda giornata di agitazione e coprifuoco, sono già stati recapitati in Questura circa sessanta giovani, molti dei quali minorenni. In totale, 197 persone sono state identificate e accompagnate agli uffici di via Fatebenefratelli, sulla base del decreto Sicurezza, per il loro coinvolgimento negli scontri di sabato. Di questi, 28 sono stati arrestati, inclusi 12 minorenni e 6 stranieri, e 43 sono stati denunciati. Le forze dell’ordine hanno registrato 141 feriti di cui una decina formano parte del personale di polizia.
Il caso di Bologna: un eco della violenza milanese
Nel pomeriggio di domenica, Bologna ha registrato un altro episodio di guerriglia urbana legato alla stessa ondata di proteste contro il caro vita. La Questura di Bologna ha riferito 75 feriti tra le forze di polizia, 18 dei quali con prognosi da dieci a trenta giorni. Sono stati arrestati cinque giovani, quattro dei quali minorenni, accusati di resistenza aggravata, lesioni a pubblico ufficiale e danneggiamento. Le autorità hanno inoltre identificato circa 50 soggetti aggiuntivi, con dieci manifestanti già accompagnati in Questura.
L’evento milanese ha anche suscitato una risposta da parte della Chiesa. Durante la celebrazione per la dedicazione della cattedrale, l’arcivescovo di Milano Mario Delpini ha sottolineato il contrasto tra il caos fuori dal Duomo e la tranquillità delle preghiere dentro la basilica, definendo il luogo “una casa di pace” nonostante la violenza circostante.
Il bilancio economico dei danni a Milano non è ancora stato quantificato, ma il sindaco ha già avviato verifiche perché i proprietari e l’Amministrazione comunale possano rivalersi sui responsabili. Le autorità continuano a raccogliere testimonianze, a monitorare le reti sociali e a valutare ulteriori provvedimenti per evitare il ripetersi di simili scenari di “tutti contro tutti”.
