Il 1 aprile 2026 è stato inaugurato presso la Casa circondariale di Roma Rebibbia Nuovo Complesso uno spazio interamente dedicato agli incontri tra padri detenuti e i loro figli: il progetto si chiama Abbracci in Libertà ed è promosso dalla Fondazione Santo Versace. L’area si trova nell’area esterna antistante la chiesa giubilare Raffaele Cinotti e comprende giochi, tavoli e zone picnic pensate per favorire momenti di gioco e conversazione in un contesto più accogliente rispetto agli ambienti istituzionali tradizionali. All’inaugurazione hanno partecipato figure istituzionali e rappresentanti del mondo del terzo settore per sottolineare l’importanza dell’iniziativa.
L’obiettivo dichiarato è proteggere la genitorialità e assicurare la continuità affettiva tra genitori e figli, riducendo gli effetti traumatici che la separazione detentiva può causare nei minori. Il progetto, oltre al design ludico, pretende di essere uno strumento operativo per rafforzare il legame familiare durante il periodo di esecuzione della pena, sostenendo al contempo la funzione rieducativa dell’istituto penitenziario. Tra i promotori e i presenti all’evento figurano Roberto Gualtieri, Santo Versace, Francesca De Stefano e la direttrice del carcere Maria Donata Iannantuono.
Perché un parco dentro il carcere
La scelta di creare un’area gioco dentro la struttura nasce dalla convinzione che i bambini non debbano pagare il prezzo della detenzione dei genitori. Secondo quanto espresso dalle autorità presenti, consentire ai minori di giocare e di abbracciare i loro padri contribuisce a contenere il danno emotivo e a preservare la relazione fondamentale per lo sviluppo. Il sindaco ha sottolineato la necessità di rafforzare la dimensione rieducativa della pena: mantenere i legami sociali e familiari è una componente essenziale del percorso di reinserimento e aiuta a ridurre il rischio di recidiva una volta concluso il periodo detentivo.
Benefici psicologici e sociali
Dal punto di vista psicologico, incontri in un ambiente pensato per i bambini possono attenuare stress, ansia e senso di perdita legati alla separazione. L’area di Rebibbia è organizzata per favorire momenti di gioco e di conversazione protetta con tavoli in legno, scivoli e altalene che trasformano l’incontro in un evento meno stigmatizzato. Questo approccio mira a ricreare rituali familiari quotidiani e a offrire ai minori un contesto di normalità che facilita l’elaborazione emotiva e la costruzione di ricordi positivi.
Caratteristiche dell’area e partecipazione diretta
Lo spazio inaugurato presenta elementi semplici ma significativi: giochi per l’età prescolare, aree di sosta e gazebo che consentono conversazioni in intimità. L’area è stata progettata per essere accogliente e non traumatica, seguendo il principio della bellezza che cura promosso dagli organizzatori. Importante è anche il coinvolgimento diretto delle persone detenute nella riqualificazione: alcuni lavori sono stati realizzati con la collaborazione degli stessi detenuti, favorendo responsabilità e senso di appartenenza a un progetto che serve sia loro sia le loro famiglie.
Struttura e gestione operativa
La gestione dell’area prevede protocolli per gli incontri, supervisioni e regole condivise tra amministrazione penitenziaria e partner sociali. La direzione del carcere ha definito percorsi che bilanciano sicurezza e accessibilità, mentre il terzo settore fornisce competenze di mediazione familiare e supporto psicologico. Questo modello operativo è pensato per garantire che gli incontri siano protetti ma anche realmente utili al rapporto familiare.
Collaborazioni, sostenitori e prospettive
Il progetto è stato reso possibile grazie alla sinergia tra la Fondazione Santo Versace, contributi di realtà private e il dialogo con l’Amministrazione Penitenziaria. Tra i sostenitori figure economiche e istituzionali hanno contribuito alla realizzazione tecnica e logistica dello spazio: si tratta di un esempio di partnership pubblico-privato orientata a finalità sociali. La direttrice ha sottolineato come queste collaborazioni trasformino il carcere in un luogo di civiltà e di investimento sul futuro.
Guardando avanti, l’area di Rebibbia rappresenta un tassello in una strategia più ampia che include attività formative, laboratori e iniziative culturali già attive in altri istituti. L’auspicio degli attori coinvolti è che iniziative simili vengano replicate altrove, rafforzando il principio che la tutela dell’infanzia e il diritto alla relazione familare sono componenti ineludibili di una politica penitenziaria che abbia al centro la rieducazione e il reinserimento.