Il 9 ottobre 2026 il presidente degli Stati Uniti, donald trump, ha annunciato una svolta inedita nella politica energetica verso la Russia. Con un ordine esecutivo ha revocato le misure punitive contenute nel Lindsey Graham Act una legge firmata appena tre settimane prima e mirata a colpire gli importatori di petrolio e gas russi con dazi fino al 100%.
L’interruzione è avvenuta a pochi giorni dall’entrata in vigore prevista, proprio nel periodo più critico della campagna per le elezioni di medio termine del 3 novembre.
Nel medesimo comunicato, Trump ha presentato un accordo commerciale con il presidente russo Vladimir Putin, definito dall’attuale dibattito internazionale come l’accordo diesel russo. Mosca ha accettato di immettere immediatamente oltre 300.000 tonnellate di diesel nei mercati statunitensi e globali, inserendosi in un più ampio impegno di 4,8 milioni di tonnellate da distribuire entro i prossimi mesi.
L’obiettivo dichiarato è la riduzione rapida dei prezzi del carburante per famiglie e imprese, un tema centrale a meno di un mese dal voto di novembre.
Sospensione delle sanzioni e rinascita del diesel russo
L’ordine firmato da Trump utilizza la clausola di deroga prevista dal Lindsey Graham Act una disposizione inserita nella normativa per consentire al presidente di annullare le sanzioni in casi di “necessità nazionale”.
Questa manovra ha annullato i dazi che avrebbero colpito direttamente le importazioni di energia russa, aprendo una strada legale per l’arrivo del diesel sui mercati occidentali. La decisione è stata presentata come una risposta alla pressione dei consumatori americani, mentre il prezzo medio del gasolio era salito a 6,20 dollari al gallone il 5 ottobre.
Dettagli dell’accordo: volumi, tempistiche e promesse
Secondo le dichiarazioni fornite durante la conferenza stampa, le prime 300.000 tonnellate arriveranno nei porti statunitensi entro poche settimane, seguite da spedizioni successive fino a coprire il pacchetto totale di 4,8 milioni di tonnellate. La strategia prevede che la merce venga distribuita attraverso i circuiti di raffinazione già esistenti, riducendo al minimo i costi di trasporto. Tuttavia, gli analisti hanno sottolineato che la semplice disponibilità di diesel non garantisce una diminuzione immediata dei prezzi al distributore, poiché fattori logistici e speculativi possono ritardare l’effetto sui consumatori.
Ripercussioni politiche e reazioni internazionali
La mossa ha immediatamente innescato una serie di reazioni contrastanti. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha espresso forte dissenso, affermando che ogni alleviamento delle pressioni economiche su Mosca potrebbe tradursi in risorse aggiuntive per la guerra. La sua critica arriva in un momento in cui Kiev dipende ancora fortemente dal sostegno militare e finanziario dell’Occidente, e la decisione di Washington di negoziare direttamente con Putin è stata vista come un segnale di disunità tra gli alleati atlantici.
Le critiche europee e l’impatto sui prezzi italiani
Nel contesto europeo, l’Unione Europea aveva già ridotto la dipendenza energetica dal gas e dal petrolio russi, investendo in fonti alternative e diversificando le forniture. L’introduzione del diesel russo sui mercati globali rischia di compromettere questi sforzi, soprattutto in Italia, dove il prezzo del diesel si attestava su 2,25 euro al litro al momento dell’annuncio. Gli esperti del settore avvertono che l’effetto di “allentamento dei prezzi” si farà sentire solo dopo che il carburante avrà attraversato le catene di distribuzione, e non immediatamente alle pompe.
Prospettive sui prezzi del carburante e futuro della politica energetica
Trump ha garantito che l’accordo porterà a una “rapida discesa” dei prezzi, ma i mercati dell’energia sono influenzati da una molteplicità di variabili – dalla capacità di raffinazione, alle strategie di stoccaggio, fino alla speculazione finanziaria. Alcuni osservatori ritengono che l’apertura al diesel russo possa rappresentare un cambio di paradigma nella strategia di Washington, segnando una possibile normalizzazione dei rapporti economici con Mosca. Altri, invece, lo considerano una manovra elettorale finalizzata a conquistare gli elettori sensibili ai costi energetici prima del voto di novembre.
