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Mondo dello spettacolo in lutto: addio all'iconico attore e doppiatore che ha dato voce a grandi del cinema

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Nato a Roma il 12 novembre 1937, è stato attore e una delle voci più riconoscibili del doppiaggio italiano: da Superman a Apocalypse Now, una carriera che ha attraversato teatro, televisione e cinema.

Si è spenta la voce di uno dei protagonisti del doppiaggio italiano: Pino Colizzi, nato a Roma il 12 novembre 1937, è stato attore e direttore del doppiaggio, noto per aver prestato la propria voce a interpreti internazionali e per la lunga attività in teatro e sullo schermo. La sua carriera, costruita tra scene e studi di registrazione, ha lasciato un’impronta duratura nell’immaginario degli spettatori italiani.

Figlio di un percorso che lo portò dalla capitale alla provincia di Cosenza e poi alle platee pugliesi, Colizzi ha saputo coniugare la preparazione accademica con un’intensa pratica scenica, diventando una figura di riferimento sia per la recitazione sia per il lavoro di adattamento e direzione delle versioni italiane dei film internazionali.

Formazione e primi passi sul palcoscenico

Dopo aver mosso i primi passi artistici nel teatro di Bari, Colizzi completò il suo percorso formativo all’Accademia nazionale d’arte drammatica di Roma. Nel 1960, grazie all’incontro con Luchino Visconti, ottenne una piccola parte in Uno sguardo dal ponte, esperienza che segnò l’ingresso nel mondo professionale della recitazione. Nello stesso anno esordì in televisione come protagonista dello sceneggiato Tom Jones, iniziando una presenza costante tra palcoscenico, piccolo schermo e set cinematografici.

La consacrazione televisiva

La popolarità tra il grande pubblico arrivò soprattutto nel 1974, quando il regista Sandro Bolchi lo scelse per il ruolo del conte Vronskij nell’adattamento televisivo di Anna Karenina. Quell’interpretazione consolidò la sua immagine di attore elegante e misurato, capace di restituire complessità psicologica e presenza scenica senza eccessi.

Il doppiaggio: una seconda vita professionale

Parallelamente alla carriera d’attore, Colizzi sviluppò una longeva e influente attività come doppiatore. La sua voce divenne il timbro italiano di grandi interpreti: tra gli altri, Michael Douglas, Jack Nicholson, Richard Dreyfuss, Omar Sharif e Christopher Reeve nei primi tre episodi cinematografici di Superman. Questo lavoro lo portò a essere riconosciuto come una delle voci più versatili e autorevoli del panorama nazionale.

Ruoli memorabili e collaborazione con grandi registi

Tra i doppiaggi più noti vanno ricordati anche Robert De Niro ne Il padrino – Parte II, Martin Sheen in Apocalypse Now e Robert Powell in Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli. Nel 1973 fu inoltre la voce di Robin Hood nel classico animato della Disney, entrando così nell’immaginario delle nuove generazioni.

Direzione del doppiaggio e contributi tecnici

Oltre a doppiare, Colizzi lavorò come direttore del doppiaggio su numerose produzioni internazionali di rilievo. Tra i titoli in cui curò la direzione figurano i film di Franco Zeffirelli, Pulp Fiction, la trilogia di Matrix, Il paziente inglese e diversi episodi della saga di James Bond con Pierce Brosnan. Questo ruolo richiedeva non solo sensibilità vocale ma anche una profonda conoscenza della lingua e del ritmo narrativo per mantenere fedeltà alla versione originale e garantire coerenza ai personaggi.

La sua attività di direttore mostrava un approccio artigianale e attento ai dettagli, con particolare cura per la musicalità delle frasi e l’adesione emotiva degli interpreti doppianti ai personaggi sullo schermo. Il risultato fu spesso un adattamento che preservava intatto lo spirito dell’opera pur rendendola accessibile al pubblico italiano.

Gli ultimi anni e l’eredità artistica

Nel 1999 tornò a recitare per Franco Zeffirelli in Un tè con Mussolini, mentre negli anni successivi rimase attivo tra televisione e cinema. Nel 2010 decise di ritirarsi dal doppiaggio, pur continuando a svolgere ruoli come attore fino al 2015, anno del suo ultimo film, Alaska di Claudio Cupellini, in cui interpretò Alfredo Wiel.

Sul piano personale, Colizzi è stato sposato con l’attrice e doppiatrice Manuela Andrei e ha avuto due figli, Carlo e Chiara; quest’ultima ha seguito le orme del padre nel mondo del doppiaggio. Lasciano una traccia professionale e una testimonianza di come la voce possa diventare, nel tempo, un patrimonio collettivo della cultura popolare.

La figura di Pino Colizzi resta significativa sia per chi si occupa di recitazione sia per gli operatori del doppiaggio: la sua carriera dimostra come competenza tecnica, formazione teatrale e sensibilità interpretativa possano combinarsi per generare risultati destinati a durare oltre la singola performance.