Si aggrava l’emergenza tra Nepal e Tibet, devastati dall’alluvione che ha provocato centinaia di vittime e migliaia di dispersi. Mentre una nuova frana minaccia le operazioni di soccorso, tra le immagini della distruzione emerge quella della “casa dei miracoli”, rimasta in piedi nonostante la furia dell’acqua.
Nuova frana al confine tra Nepal e Tibet: evacuate le squadre di soccorso
Resta critica la situazione nelle aree al confine tra Nepal e Cina, devastate dalle violente alluvioni dei giorni scorsi. Una nuova frana è stata individuata circa 2,8 chilometri a valle della diga naturale che si era formata in seguito all’ondata di piena. A rilevarla durante la notte sono stati i droni impiegati dalle autorità cinesi per sorvegliare la zona.
Secondo quanto riferito dalla televisione statale Cctv, terra e detriti hanno ostruito parzialmente il corso del fiume, dando origine a una seconda barriera naturale dietro la quale l’acqua ha iniziato nuovamente ad accumularsi. Il ministero cinese per la Gestione delle emergenze ha quindi riunito un gruppo di esperti per valutare i rischi e, in via precauzionale, ha disposto il trasferimento in un’area sicura delle squadre impegnate nei soccorsi nei pressi del valico di Gyirong, tra il Nepal e il Tibet.
I droni continuano a monitorare entrambe le dighe naturali: quella più a monte aveva già costretto venerdì a interrompere temporaneamente parte delle ricerche per il rischio di un cedimento improvviso. Sabato il ministero cinese delle Risorse idriche aveva riferito che la prima barriera si era “praticamente svuotata“ e che il fiume era tornato a un flusso “normale“.
Intanto il bilancio della catastrofe continua ad aggravarsi: secondo gli ultimi dati riportati, i morti sono complessivamente 750 e i dispersi 3.044. In Nepal si contano 734 vittime e 2.498 persone di cui non si hanno notizie, mentre sul versante cinese i media statali riferiscono di 16 morti e 546 dispersi.
Alluvione Nepal, la casa dei miracoli: l’edificio ha resistito alla furia distruttiva dell’acqua
Tra le immagini della devastazione ne è emersa una diventata simbolo di speranza: quella della cosiddetta “casa dei miracoli”, un’abitazione sulle rive del fiume Trishuli rimasta in piedi mentre l’acqua, il fango e i detriti cancellavano gran parte di ciò che la circondava. All’interno si trovava una famiglia rimasta intrappolata e impossibilitata a mettersi in salvo. Gli occupanti hanno assistito al crollo degli edifici vicini, mentre altre persone, rifugiate poco distante, riprendevano la scena con i cellulari senza poter intervenire. L’acqua ha progressivamente circondato e sommerso la parte inferiore della struttura, ma l’edificio ha resistito, così come i suoi abitanti.
Una scena che ha ricordato ad alcuni le immagini della statua di Shiva sopravvissuta alle alluvioni del 2013 in India e di quella di Buddha rimasta in piedi in Nepal, con la differenza che questa volta a resistere è stata una normale abitazione civile.
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