Chemioterapia senza tumore, ospedale di Pisa condannato: una vicenda di cronaca giudiziaria che nasce da una diagnosi errata e si conclude con una pesante condanna. La paziente, sottoposta per anni a terapie pur in assenza della malattia, ha ottenuto giustizia con il riconoscimento delle responsabilità sanitarie e di un risarcimento per i gravi danni subiti.
Anni di chemioterapia senza tumore: il drammatico caso a Pisa
Come riportato dall’Ansa, tutto ha origine nel 2006, quando la paziente, inizialmente ricoverata all’ospedale di Volterra per un intervento ortopedico, si è vista rinviare l’operazione a causa di un’anomalia nei valori dei globuli bianchi. Gli accertamenti trasmessi all’Aoup hanno portato, dopo biopsie midollari e intestinali, a una diagnosi di linfoma non Hodgkin intestinale.
Da quel momento la donna ha affrontato un lungo percorso terapeutico fatto di chemioterapia, cortisone e steroidi, protrattosi dal 2007 al 2011, fino a quando ulteriori esami svolti a Genova hanno escluso definitivamente la presenza di qualsiasi tumore.
Errore medico: anni di chemioterapia senza tumore, ospedale di Pisa condannato
Dopo il fallimento di un tentativo di accordo extragiudiziale, la paziente si è rivolta al giudice civile. L’azienda sanitaria avrebbe sostenuto di trovarsi di fronte a un “quadro clinico complesso” e ha difeso la correttezza delle cure somministrate. La consulenza tecnica, però, ha dimostrato che non esistevano elementi clinici né sintomatologici tali da giustificare terapie così invasive.
In appello, i giudici hanno rivalutato l’impatto complessivo della vicenda, portando l’invalidità permanente dal 40% al 60% e riconoscendo la “personalizzazione del danno”, legata allo stravolgimento dell’esistenza quotidiana. La donna, che lavorava come assicuratrice, ha dovuto ridurre drasticamente l’attività professionale e si è vista persino ritirare la patente di guida.
Come riportato dalla testata, la Corte d’Appello di Firenze ha riconosciuto una responsabilità sanitaria nei confronti dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana, condannandola a un risarcimento superiore ai 470 mila euro a favore della donna di 47 anni. L’importo è stato aumentato rispetto ai 295 mila euro stabiliti in primo grado dal Tribunale di Pisa. Una decisione che tiene conto non solo del danno fisico, ma anche delle ripercussioni psicologiche e sociali di anni di cure inutili.