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L’anoressia nell’adolescenza è un problema che continua ad ampliarsi, e riconoscerne i primi segnali è essenziale per poter intervenire con delicatezza e tempestività. Negli ultimi anni si parla spesso di anoressia e bulimia, disturbi che richiedono un’attenzione particolare, soprattutto perché i ragazzi crescono immersi in modelli di bellezza estremi, che li portano a credere che la magrezza equivalga alla perfezione.
Una convinzione pericolosa e profondamente sbagliata. L’anoressia è una condizione complessa e, oltre a un rifiuto psicologico del cibo, comprenderne davvero il significato richiede molto di più.
Anoressia nell’adolescenza: sintomi
Gli studi sui disturbi dell’alimentazione hanno fatto enormi progressi, rendendo ai genitori più semplice individuare segnali precoci e intervenire in aiuto dei figli. La forma più comune è l’anoressia nervosa, che compare soprattutto durante l’adolescenza, spesso in ragazze, anche se oggi sempre più ragazzi ne sono coinvolti, considerate perfettamente inserite, senza particolari problemi, che decidono di iniziare una dieta per perdere qualche chilo reale o percepito. Il problema è che quella dieta non si interrompe nemmeno dopo aver raggiunto il peso ideale, e continua finché non si scende ben oltre il limite salutare. Il percorso dell’anoressia si sviluppa spesso in fasi. All’inizio c’è una riduzione lenta dell’apporto di cibo, accompagnata da lamentele su gastriti o mancanza di appetito. Segue una fase di equilibrio apparente, in cui il dimagrimento sembra essersi fermato, e i genitori incoraggiano a mangiare di più, ottenendo però l’effetto opposto: alimentare il bisogno di controllo e la ricerca di supremazia sul corpo. L’ultima fase è la più dolorosa, caratterizzata da depressione, ritiro sociale e, spesso, dall’uso di lassativi.
Anoressia nell’adolescenza: cause
Le cause dell’anoressia non sono del tutto chiare, perché possono essere molteplici. Tra i tratti comuni spiccano bassa autostima, tendenza all’isolamento e perfezionismo. Non a caso, molti ragazzi anoressici sono studenti brillanti o atleti disciplinati. Sul piano biochimico, alcune ricerche mostrano livelli ridotti di serotonina e noradrenalina nelle persone con disturbi alimentari, un elemento che le avvicina a chi soffre di depressione. Un ruolo importante è attribuito anche ai media, che propongono figure da idolatrare e imitare. Senza accorgersene, i ragazzi interiorizzano l’idea che bisogna essere sempre più magri. L’anoressico, infatti, si percepisce costantemente grasso, anche quando il corpo è ormai estremamente provato. La terapia psicologica resta la strada più efficace. E non serve forzare i figli a mangiare o arrabbiarsi con loro: questo non fa che potenziare quella sensazione di controllo che alimenta il disturbo. Molto più utile è diventare un punto di appoggio, cercando di capire cosa ha innescato quella sofferenza.
Anoressia nell’adolescenza: come comportarsi
La buona notizia è che molti degli effetti collaterali dell’anoressia possono essere reversibili con il trattamento adeguato. La diagnosi precoce fa la differenza e permette percorsi più efficaci. Alcuni giovani possono essere curati a casa, altri hanno bisogno di un ricovero per fermare la perdita di peso. Il fulcro dell’intervento è un sostegno psicoterapeutico che affronti non solo il rapporto col cibo ma anche i nodi interiori legati al disturbo. È frequente l’uso della terapia cognitivo-comportamentale, talvolta della terapia sistemica, e spesso anche dei percorsi di gruppo o familiari, per coinvolgere chi vive accanto al ragazzo. Nei casi necessari, lo psichiatra può prescrivere farmaci adeguati, mentre il dietologo interviene per impostare un’alimentazione corretta. L’errore più grande è una pressione eccessiva, che amplifica solo il desiderio di controllo che ha alimentato il disturbo. Ed è importante ricordare che, proprio come la bulimia, l’anoressia è una malattia curabile. L’amore, la presenza e la comprensione dei genitori possono fare la differenza, in quella che è una condizione dove la posta in gioco può essere altissima.