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ArcelorMittal, ThyssenKrupp, Voestalpine e BASF contro il sistema ETS: le ragioni

ArcelorMittal, ThyssenKrupp, Voestalpine e BASF contro il sistema ETS: le ragioni

Quattro dei più grandi gruppi industriali europei, ArcelorMittal, ThyssenKrupp, Voestalpine e BASF, hanno inviato una lettera al presidente del Consiglio Europeo António Costa, chiedendo un blocco immediato all'implementazione del sistema ETS dell'UE.

In un contesto di crescente tensione tra politica climatica e competitività industriale, quattro dei più grandi gruppi industriali europei hanno deciso di alzare la voce. ArcelorMittal, ThyssenKrupp, Voestalpine e BASF hanno inviato una lettera al presidente del Consiglio Europeo António Costa, chiedendo un blocco immediato all’implementazione del sistema Emissions Trading System (ETS) dell’UE.

Secondo i firmatari, il sistema, che rappresenta il pilastro della politica climatica europea, è diventato troppo costoso e non riflette più le realità globali.

La lettera, datata 16 giugno 2026, sottolinea che il sistema ETS sta mettendo sotto forte pressione le industrie europee, già alle prese con costi energetici più elevati e oneri regolatori.

I quattro gruppi, che insieme hanno un valore di mercato di oltre 100 miliardi di euro, chiedono misure immediate per fermare l’aumento dei costi legati al sistema ETS e prevenire ulteriori danni all’industria europea.

Le critiche al sistema ETS

Il sistema ETS, introdotto nel 2005, è stato progettato per ridurre le emissioni di CO2 attraverso un meccanismo di cap and trade.

Le aziende ricevono quote di emissioni e possono scambiarle sul mercato. Tuttavia, i quattro gruppi industriali criticano il sistema per diversi motivi. Innanzitutto, il prezzo del CO2, attualmente intorno ai 75 euro per tonnellata, è tra i più alti al mondo. Inoltre, il sistema prevede una riduzione progressiva delle quote gratuite, che dovrebbero scomparire del tutto entro il 2040.

Secondo i firmatari, il sistema ETS non tiene conto della competitività globale. Mentre l’UE ha adottato una delle politiche climatiche più ambiziose al mondo, altri paesi come gli USA e la Cina hanno introdotto sistemi meno stringenti. Questo crea un disavanzo competitivo per le industrie europee, che devono affrontare costi più elevati rispetto ai concorrenti internazionali.

Le richieste specifiche

Nella loro lettera, i quattro gruppi chiedono una revisione completa del sistema ETS. Tra le richieste specifiche, c’è quella di un intervento deciso per fermare l’aumento dei costi legati al sistema. Inoltre, chiedono una revisione del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) che secondo loro ha un ambito di applicazione troppo limitato.

I gruppi industriali sottolineano che, senza correzioni politiche immediate le loro industrie potrebbero non sopravvivere. La lettera arriva in un momento cruciale, poiché la Commissione Europea dovrebbe presentare i risultati della sua revisione del sistema ETS a metà luglio.

Le divisioni all’interno dell’industria

Non tutti i gruppi industriali sono d’accordo con la richiesta di un blocco al sistema ETS. Alcuni, come la Saar-Holding-Stahl (SHS) e Salzgitter, sostengono che un prezzo del CO2 in aumento è necessario per rendere economicamente sostenibile la produzione di acciaio verde. Secondo questi gruppi, un blocco al sistema ETS potrebbe svantaggiare le aziende che hanno già investito nella transizione verso tecnologie a basse emissioni.

D’altra parte, critici del sistema ETS sostengono che l’industria dell’acciaio e della chimica abbia già beneficiato di trattamenti di favore, come la recente definizione dei benchmark del sistema ETS. Questi benchmark, basati sulle performance delle aziende con le emissioni più elevate, potrebbero portare a ulteriori quote gratuite per l’industria, con un costo stimato di 4 miliardi di euro.

Mentre alcuni gruppi chiedono una revisione urgente per evitare danni alla competitività, altri sostengono che il sistema ETS è necessario per garantire una transizione verso un’economia a basse emissioni. La Commissione Europea dovrà trovare un equilibrio tra queste posizioni contrastanti per garantire un futuro sostenibile per l’industria europea.

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