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Assemblea Dc con Rotondi: storia, leader e volti nuovi ad Avellino

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Un'assemblea tra memoria e prospettive future: interventi di ex ministri, parlamentari e giovani militanti attorno al progetto Dc con Rotondi

L’assemblea organizzata dal movimento Dc con Rotondi si è svolta ad Avellino in un format che ha rimescolato memoria storica e partecipazione giovanile. L’appuntamento è cominciato il venerdì pomeriggio alle 16 e si è chiuso soltanto la sera del giorno successivo, con l’intervento conclusivo di Enzo Scotti, figura centrale e decano della tradizione democristiana.

Nei due giorni si sono alternati esponenti istituzionali e personalità della cultura: la prima giornata ha visto tra gli altri gli interventi dei parlamentari Dario Antoniozzi e Marco Tabacci, con le conclusioni affidate al ministro Piantedosi; la seconda è stata caratterizzata dagli interventi di parlamentari come Coppi, Ciocchetti, Carfagna e da momenti teatrali e culturali prima delle chiusure di Rotondi e dello stesso Scotti.

Riflessioni sui valori e il ruolo dei democristiani

Durante l’assemblea sono emerse due linee interpretative: da un lato la memoria della prima Repubblica come modello di partecipazione e radicamento territoriale; dall’altro la consapevolezza che i riferimenti organizzativi sono mutati. Tabacci ha evidenziato il cambiamento della partecipazione elettorale ricordando che «se oggi si discute di percentuali intorno al 60%», in altre epoche la mobilitazione era molto più ampia. Dario Antoniozzi ha sottolineato che, pur non essendo più presente come partito istituzionale, il mondo dei democristiani continua a incidere sugli esiti elettorali, con scelte di voto che negli anni hanno abbracciato diversi soggetti politici, da Renzi ai Cinque Stelle, fino a Salvini e Meloni.

Il rilancio di una cultura politica

Il sottosegretario Luigi Sbarra ha ribadito che la stagione del cattolicesimo politico non è esaurita, richiamando il valore di una cultura che ha saputo trasformare le sofferenze in diritti e che può ancora offrire contributi nel dibattito pubblico contemporaneo. Anche il ministro Piantedosi ha tracciato una lettura del passato democristiano, evocando leader storici e rendendo omaggio a figure istituzionali come Mario Scelba, per sottolineare continuità e responsabilità nella gestione delle istituzioni.

Atmosfera, simboli e giovani

La sala scelta per l’assemblea era affollata da militanti storici ma anche da numerosi giovani giunti da varie regioni, segno di un tentativo di mescolare esperienza e nuove energie. L’allestimento è stato volutamente sobrio: nessuna bandiera di partito né simboli vistosi, una scelta che mirava a presentarne l’appuntamento come spazio di confronto più che come comizio. Al posto delle canzoni di partito è stata diffusa la musica di Ennio Morricone, a sottolineare un’atmosfera riflessiva e meno propagandistica.

Immagini e citazioni sullo schermo

Su un monitor scorrevano le immagini dei principali leader della tradizione democristiana accompagnate da citazioni che hanno stimolato memoria e sorriso: da Giulio Andreotti con il celebre «A pensar male del prossimo si fa peccato, ma spesso ci si azzecca» ad Alcide De Gasperi con l’osservazione «Il politico guarda alle prossime elezioni, lo statista alle prossime generazioni». Non sono mancate le battute di Ciriaco De Mita e Amintore Fanfani e le riflessioni più pungenti di Arnaldo Forlani; la sequenza si è chiusa con la frase di Paolo Cirino Pomicino, scomparso questa settimana, che ricordava come «il segreto della felicità è non odiare».

Conclusioni e prospettive

Il convegno ha mostrato una comunità che rivendica un patrimonio culturale senza pretendere di riproporre mausolei organizzativi del passato: l’idea era piuttosto quella di confrontarsi sui contenuti e sulle possibili traiettorie future. Le conclusioni di Rotondi e l’intervento conclusivo di Enzo Scotti hanno ribadito la volontà di tenere insieme memoria, proposta politica e apertura ai giovani, immaginando una presenza dei democristiani che influisca sulle scelte pubbliche pur cambiando forme e linguaggi.

Restano le domande sul ruolo concreto che un soggetto del genere può avere nella geografia politica attuale: dalla capacità di attrarre nuovi militanti alla costruzione di proposte condivise, fino al dialogo con altre forze. L’assemblea di Avellino ha rappresentato un tentativo di misurare questa tensione tra passato e futuro, offrendo spunti di riflessione su come una tradizione politica possa rigenerarsi senza tradirsi.