Una serie coordinata di attacchi con droni ha colpito nelle ultime ore diverse regioni della Russia, provocando esplosioni, incendi e danni in porti, raffinerie e centri urbani. Testimoni oculari e immagini condivise sui social mostrano i vigili del fuoco all’opera e misure d’emergenza lungo la costa e nell’entroterra. Le autorità definiscono l’ondata tra le più intense registrate quest’anno e, sullo sfondo, proseguono contatti diplomatici tra le parti coinvolte.
Come sono stati lanciati e respinti gli attacchi
Secondo il Ministero della Difesa russo, nella notte i sistemi di difesa aerea avrebbero intercettato e distrutto oltre 150 droni. I dettagli operativi non sono stati tutti resi pubblici, ma dalle ricostruzioni emerge l’impiego simultaneo di sensori radar, piattaforme d’ingaggio e unità antiaeree. L’attacco su più direttrici ha messo alla prova la capacità di rete e la logistica della difesa: sorveglianza a corto raggio per l’individuazione e sistemi d’ingaggio per l’abbattimento hanno lavorato in sincronia per far fronte alle ondazioni di velivoli senza pilota.
Dove sono avvenuti gli abbattimenti
Le forze russe hanno reso noto il dettaglio degli intercetti: 79 droni sono stati abbattuti al largo del Mar Nero e del Mare d’Azov, 38 sopra la Crimea e 18 nella regione del Krasnodar. I numeri ricordano, per intensità, un’ondata precedente del 1° gennaio, quando il ministero dichiarò l’abbattimento di 168 velivoli. Nel complesso, si conferma un ritmo sostenuto di operazioni a distanza con obiettivi sia militari sia logistici. Le autorità attribuiscono il successo delle intercettazioni a un coordinamento più stretto tra difese aeree e assetti navali presenti nelle aree colpite.
Vittime e danni alle aree civili
Dal fronte dei soccorsi, il governatore di Sevastopol nominato dal Cremlino ha segnalato il ricovero lieve di un bambino di 9 anni. Sono stati registrati danni a veicoli, appartamenti e abitazioni private, oltre a rotture di condotte del gas in alcune località. In molte zone sono scattati allarmi e stati di emergenza per gestire incendi e cedimenti infrastrutturali; squadre antincendio e tecnici sono intervenuti per mettere in sicurezza reti e utenze.
Raffineria in fiamme e colpi ai terminal petroliferi
Nella regione del Krasnodar un vasto incendio ha interessato la raffineria di Ilsky, considerata strategica per la catena di rifornimento di carburante. Le stime sulla capacità annua dell’impianto variano leggermente — intorno a 6,4–6,6 milioni di tonnellate — e serviranno verifiche ufficiali per valutare l’impatto produttivo e logistico dell’incendio. Intanto, un’unità dell’intelligence ucraina ha rivendicato un attacco al terminal Tamanneftegaz, vicino allo stretto di Kerch: si tratterebbe del secondo episodio contro simili infrastrutture nell’area in meno di un mese. La precedente incursione del 22 gennaio aveva provocato danni significativi, stimati oltre 50 milioni di dollari, e ora serviranno ispezioni sul campo per quantificare le perdite e gli effetti sulla rete di approvvigionamento.
Effetti sui trasporti e sulle attività regionali
Per precauzione sono stati imposti divieti temporanei di volo in almeno 12 città: gli scali di Krasnodar, Sochi e Gelendzhik hanno sospeso le operazioni per diverse ore. In porto, città come Novorossiysk e Slavyansk-na-Kuban hanno fatto scattare le sirene antiaeree. Le autorità hanno inoltre riportato l’abbattimento di altri 27 droni in mattinata, a indicare che la minaccia rimane attiva. I controlli sui corridoi di volo e le ispezioni negli hub logistici proseguiranno per valutare eventuali ripercussioni sui servizi di trasporto e sulle catene di approvvigionamento regionali.
Incidenti nel bacino del Volga e nella zona Volga-Ural
Colpite anche aree più interne: esplosioni sono state segnalate nella regione del Volga, con interruzioni di corrente e voli sospesi. Nella Repubblica del Tatarstan sono stati avvertiti scoppi alla periferia di Kazan e a Nizhnekamsk; questi eventi hanno coinvolto quartieri residenziali e impianti industriali, costringendo gli aeroporti locali a fermare i voli per controlli di sicurezza. La portata degli attacchi, ben al di là del confine, mette in evidenza la difficoltà di proteggere territori estesi contro minacce aeree disperse.
La cornice diplomatica
Gli eventi si svolgono mentre delegazioni russe e ucraine si incontrano in Svizzera per ulteriori colloqui, con il sostegno dell’amministrazione statunitense. Dopo i precedenti round ad Abu Dhabi, questa tornata conferma una dinamica parallela: sforzi diplomatici e manovre militari procedono contemporaneamente, spesso in un equilibrio precario. Le delegazioni prevedono ulteriori sessioni per valutare condizioni e possibili tregue, mentre i comandi militari aggiornano piani di difesa e contromisure.
Osservazioni finali
Indipendentemente dalle versioni ufficiali, i resoconti convergono su un punto: la cosiddetta “guerra dei droni” sta assumendo un ruolo centrale nel conflitto, con attacchi rivolti sia a obiettivi logistici sia ad aree civili. Questo nuovo scenario impone risposte rapide sul terreno — dalla protezione delle infrastrutture energetiche alla tutela della popolazione — e richiede continue valutazioni tecniche per capire gli effetti a medio termine sulle rotte di approvvigionamento e sui trasporti. La comunità internazionale segue gli sviluppi diplomatici mentre restano in corso le verifiche sui danni e sulle conseguenze strategiche.