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Avvertimento di Mosca: lasciare l'Iran dopo i raid e rischio di catastrofe regionale

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Mosca accusa Stati Uniti e Israele di aggressione non provocata, offre mediazione e mette in guardia contro un'escalation regionale che potrebbe avere conseguenze umanitarie ed economiche

Il 28/02/2026 la Russia ha definito un’azione di aggressione gli attacchi contro obiettivi iraniani e ha esortato i propri cittadini presenti in Iran a lasciare il paese con urgenza. Il ministero degli Esteri russo, in un comunicato diffuso sui canali diplomatici, ha motivato la richiesta con il rischio di una catastrofe umanitaria, economica e radiologica.

La nota di Mosca chiedeva inoltre la sospensione delle operazioni militari e il ritorno al tavolo della diplomazia. Il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha avuto un colloquio telefonico con l’omologo iraniano Abbas Araghchi per fare il punto sulla risposta di Teheran agli attacchi e sulle possibili iniziative internazionali.

Accuse di azione premeditata e obiettivi geopolitici

A seguito del colloquio telefonico con l’omologo iraniano, Mosca ha definito gli strike come un atto pianificato e non provocato. Secondo la dichiarazione russa, l’operazione non mirerebbe tanto a contenere il programma nucleare quanto a favorire un cambiamento di regime. Il comunicato accusa Washington e Tel Aviv di «coprirsi» dietro motivazioni tecniche per perseguire fini politici e strategici.

La posizione russa sulla scelta degli obiettivi

Il ministero ha criticato la decisione di colpire impianti sotto la sorveglianza dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Mosca ha giudicato gli attacchi inaccettabili e ha avvertito che potrebbero generare effetti a catena difficili da controllare, incluse contaminazioni e danni a lungo termine alle infrastrutture civili.

Allerta per i cittadini russi e disponibilità a mediare

Le autorità russe hanno invitato i propri connazionali presenti in Iran ad abbandonare il paese per motivi di sicurezza. L’avviso è motivato dal rischio di nuovi attacchi e dalle possibili conseguenze a catena sulle infrastrutture civili. Dal punto di vista diplomatico, Mosca si è detta pronta a svolgere un ruolo di mediatore per evitare un’escalation incontrollata. La posizione russa sottolinea la necessità di privilegiarе soluzioni politiche e negoziali rispetto all’uso della forza.

La telefonata Lavrov–Araghchi

Nel colloquio tra Sergey Lavrov e Abbas Araghchi Teheran avrebbe riferito di aver respinto gli attacchi e di voler chiedere un incontro urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Lavrov ha ribadito la condanna di Mosca per gli strike e ha offerto assistenza per facilitare un percorso diplomatico. Le parti hanno convenuto sull’urgenza di evitare un’escalation che potrebbe generare effetti difficili da controllare nella regione.

Contesto regionale e implicazioni strategiche

Dopo l’appello a evitare un’escalation, gli osservatori sottolineano che la reazione russa va letta anche come parte di una strategia estera più ampia in Medio Oriente. La Federazione mantiene relazioni complesse con attori regionali e cerca un equilibrio tra interessi economici, militari e diplomatici. Questo bilanciamento rende la posizione di Mosca particolarmente sensibile a operazioni percepite come destabilizzanti.

Manovre militari e dimostrazioni di vicinanza

Nei giorni precedenti agli attacchi sono state segnalate attività congiunte tra forze iraniane e unità navali russe nel Golfo di Oman e nell’Oceano Indiano. Teheran ha presentato tali attività come esercitazioni per migliorare la coordinazione operativa, mentre fonti di intelligence occidentali le hanno descritte anche come messaggi politici. Dal punto di vista strategico, Mosca ha utilizzato queste manovre per giustificare una linea più critica verso operazioni esterne ritenute potenzialmente destabilizzanti.

Implicazioni per il conflitto in Ucraina

Questa ricaduta strategica, secondo analisti collegati alla diplomazia russa, potrebbe alterare l’attenzione internazionale sul fronte ucraino. Alcuni osservatori a Mosca ritengono che l’acuirsi delle tensioni in Medio Oriente riduca lo spazio politico e mediatico dedicato al conflitto in Ucraina.

La Russia, pur negando l’intenzione di sfruttare tali distrazioni, avverte che uno spostamento delle priorità diplomatiche può avere effetti strategici significativi. Il rischio indicato riguarda una minore coesione del fronte occidentale e una possibile riduzione del sostegno politico e militare a Kiev.

Rischi concreti e scenari futuri

Il messaggio finale delle autorità di Mosca configura un avvertimento formale: il protrarsi degli attacchi potrebbe innescare una spirale di escalation con conseguenze difficili da prevedere. L’escalation è intesa come un aumento progressivo delle operazioni militari e delle contromisure diplomatiche tra attori coinvolti.

Secondo il ministero degli Esteri russo, la responsabilità ricadrebbe su chi ha deciso di lanciare l’offensiva, con possibili ripercussioni su popolazioni civili, economie regionali e infrastrutture sensibili. Gli scenari ipotizzati includono un aumento delle tensioni tra blocchi geopolitici e un peggioramento delle condizioni umanitarie nelle aree interessate.

A fronte dell’aggravarsi degli scenari ipotizzati, la Russia dichiara la propria disponibilità a mediare mentre rivolge un avvertimento pragmatico ai propri cittadini e alla comunità internazionale. Il messaggio sottolinea la priorità del ricorso a strumenti diplomatici per contenere una crisi che rischia di oltrepassare confini nazionali e di aggravare le condizioni umanitarie nelle aree coinvolte. Le autorità russe evidenziano la necessità di canali negoziali diretti e di misure concrete per evitare escalation. Resta da verificare se la proposta troverà riscontro nelle capitali interessate e quali saranno i prossimi passi sul piano diplomatico.