L'avvocato dello Stato contro la revisione strage di Erba: "Richieste inammissibili"

Dopo Azouz Marzouk, anche l'avvocato dello Stato rilascia un commento sulla riapertura del processo legato alla strage di Erba.

È iniziata in queste ore l’udienza per riaprire il caso della strage di Erba fissata per oggi e, dopo le parole di Azouz Marzouk, l’Avvocato generale dello Stato, Domenico Chiaro, è stato il primo che ha avuto modo di parlare della questione in aula, sottolineando come le richieste portate avanti dai legali di Rosa e Olindo siano inaccettabili.

La fila per l’udienza

Stando a quanto riportato, sarebbero già parecchie le persone in fila per assistere all’udienza, si parla di decine e decine di individui che vorrebbero entrare in aula. E dopo le sue recenti dichiarazioni, sul posto è arrivato anche Azouz Marzouk che, nonostante abbia perso la moglie Raffaella Castagna il figlio Youssef di 2 anni a causa della strage, è ancora fermamente convinto dell’innocenza di Olindo e Rosa.

Davanti al Palazzo di Giustizia di Brescia l’uomo ha avuto modo di rilasciare altre dichiarazioni, dicendosi emozionato per questa occasione che vede come una rivincita. Ha poi aggiunto che la pista della droga seguita da tutti gli sta causando non pochi problemi personali, soprattutto adesso che sta cercando di trasferirsi in Italia per trovare lavoro.

Il primo intervento

Il primo a prendere la parola durante questa nuova udienza è stato Domenico Chiaro, l’Avvocato generale dello Stato, sottolineando subito che le richieste fatte dai legali siano inammissibili, aggiungendo che sono stati superati dei limiti e che il ruolo della giuria è quello di far tornare il processo alla normalità.

Ha poi ribadito che “Non è vero che la condanna si fonda solo su tre prove, rivelando che anche in caso ne mancasse una, sarebbe ancora possibile mettere in piedi un processo indiziario perché queste tre prove non sarebbero le uniche disponibili. Ha poi elencato alcuni degli elementi aggiuntivi, come il movente, il comportamento sospetto degli imputati, sottolineando poi che non sono emersi fatti nuovi sul caso.

L’avvocato ha anche smentito la tesi che la condizione mentale degli imputati non sia mai stata presa in considerazione, rivelando che, invece, tali analisi siano state condotte costantemente mentre gli imputati erano in carcere.