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Caso di Domenico a Napoli
Domenico, il bambino sottoposto a un trapianto di cuore a Napoli, non si è risvegliato dopo la sospensione della sedazione. La famiglia ha avviato un percorso per definire i trattamenti da seguire nella fase terminale.
La madre, Patrizia Mercolino, è intervenuta in diretta a Dritto e rovescio su Rete4 per descrivere la sofferenza e mantenere viva la speranza.
Ha rifiutato offerte di denaro e ha invitato chi intende aiutare a sostenere l’associazione Aido.
La decisione della famiglia e il quadro clinico
L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha riferito che il bambino non si è risvegliato dopo la sospensione della sedazione. Questa evoluzione ha indotto l’équipe medica a ritenere che sussistesse una prognosi infausta.
Di comune accordo tra legali e medici è stata avviata la pianificazione condivisa delle cure. Il termine indica un percorso decisionale previsto per i pazienti che non possono più esprimere il proprio consenso: definizione preventiva di obiettivi terapeutici e misure assistenziali.
I professionisti hanno illustrato alla famiglia le alternative terapeutiche e gli esiti attesi. La scelta è stata motivata dalla valutazione clinica globale e dal principio di tutela del migliore interesse del minore.
Cos’è la pianificazione condivisa delle cure
Dopo la decisione della famiglia, la procedura adottata rientra nella disciplina della pianificazione condivisa delle cure. Questo istituto, introdotto nel , consente al paziente e al medico di concordare un percorso assistenziale in caso di patologia cronica, invalidante o con evoluzione inarrestabile.
L’intento della norma non è porre fine alla vita. Il fine è evitare l’accanimento terapeutico e privilegiare l’alleviamento della sofferenza quando la guarigione non è più perseguibile. Le scelte devono riflettere la valutazione clinica e il migliore interesse del paziente.
Ruolo dei sanitari e implicazioni pratiche
Le scelte devono riflettere la valutazione clinica e il migliore interesse del paziente. Quando viene attivata una pianificazione condivisa, i professionisti sanitari sono tenuti a rispettare le scelte concordate qualora il paziente sia in condizione di incapacità di intendere e di volere.
Nella pratica ciò può tradursi nella sospensione di trattamenti invasivi o prolungati privi di prospettive realistiche di recupero. In tali casi l’orientamento delle cure privilegia le strategie palliative finalizzate al controllo del dolore e al sostegno psico‑fisico del paziente.
I sanitari devono inoltre documentare la pianificazione e le decisioni assunte, garantendo comunicazione chiara con i referenti indicati e registrando le motivazioni cliniche. È prevista la consultazione multidisciplinare quando emergano dubbi sulla proporzionalità degli interventi o sulla corretta interpretazione delle volontà del paziente.
La voce della madre e l’impatto sulla famiglia
La testimonianza pubblica di Patrizia Mercolino ha messo in luce il lato umano della decisione. Lei ha dichiarato di sentirsi «molto, molto peggio del solito» e ha ricordato il carattere vivace del figlio, definendolo un bambino che «non si fermava mai». Il racconto conferma la sofferenza familiare e la perdita delle aspettative sul futuro.
La donna ha riferito che il 23 dicembre portò il figlio in ospedale nella speranza che un intervento potesse restituirgli una vita normale. Tale speranza, ha aggiunto, non si è concretizzata. La testimonianza si collega alle valutazioni cliniche e alla necessità di una valutazione multidisciplinare quando emergono dubbi sulla proporzionalità degli interventi o sulla corretta interpretazione delle volontà del paziente.
Effetto sui fratellini e sul nucleo familiare
I fratellini di Domenico, di 5 e 11 anni, attendevano il ritorno del fratellino a casa. Con il progredire della prognosi la famiglia ha cominciato ad assumere che il rientro non sarebbe stato possibile.
La situazione solleva esigenze di supporto psicologico per i minori e per i genitori. I figli piccoli necessitano di spiegazioni semplici e ripetute, adattate all’età. I genitori, oltre al dolore, affrontano l’onere di comunicare scelte cliniche complesse.
Operatori sanitari e servizi sociali possono intervenire con percorsi di sostegno mirati. Il coinvolgimento di psicologi infantili e di equipe pediatriche facilita la gestione del lutto anticipatorio e la protezione del benessere emotivo dei minori.
Aspetti etici e legali della scelta
L’avvocato Petruzzi ha precisato che la pianificazione condivisa non equivale all’eutanasia. Si tratta di uno strumento volto a evitare terapie sproporzionate rispetto agli esiti attesi.
La scelta ha una forte componente etica: riconosce la dignità del paziente e mira a limitare procedure che possono prolungare la sofferenza senza prospettive di recupero. In ambito giuridico la pianificazione condivisa è regolata dalla necessità di documentare le decisioni e di coinvolgere il team clinico.
Quando sorgono dubbi sulla proporzionalità degli interventi o sull’interpretazione delle volontà del paziente, è prevista una valutazione multidisciplinare. Tale percorso include medico, legale e figure di supporto psicologico, al fine di tutelare il diritto del paziente a cure appropriate.
Comunicazione e trasparenza con l’ospedale
Per formalizzare la richiesta la famiglia ha inviato comunicazioni al Monaldi di Napoli, struttura coinvolta nelle cure. La documentazione e il dialogo con i medici sono passaggi fondamentali per garantire che la volontà del paziente o dei suoi rappresentanti sia rispettata. Le decisioni devono basarsi su valutazioni cliniche condivise e documentate.
La vicenda richiama l’attenzione sulla complessità delle scelte mediche in condizioni critiche e sulla necessità di strumenti normativi e pratiche cliniche che pongano al centro la qualità della vita e il sollievo dalla sofferenza. La famiglia ha scelto di non accettare donazioni dirette e di indirizzare eventuali gesti di solidarietà verso l’Aido, decisione coerente con una gestione attenta del momento. È in corso il confronto con consulenti legali e specialisti per definire le fasi successive e tutelare i diritti del paziente e della famiglia.