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Bimbo del Monaldi, via terapie sproporzionate ma l'Ecmo resta attivo

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Al Monaldi è fissata per il 20 febbraio una riunione tra equipe medica, medico di fiducia, madre e avvocato per discutere il nuovo percorso terapeutico richiesto dalla famiglia: non eutanasia ma sospensione dell'accanimento terapeutico con mantenimento dell'Ecmo.

Il piccolo Domenico, ricoverato all’ospedale Monaldi dopo un trapianto di cuore con gravi complicazioni, torna al centro dell’attenzione. Il caso sarà esaminato il 20 febbraio in una riunione convocata per concordare il nuovo percorso assistenziale richiesto dai genitori. All’incontro parteciperanno il team clinico dell’ospedale, il medico di fiducia della famiglia, la madre e il suo legale.

La richiesta della famiglia non equivale a una domanda di eutanasia. I genitori hanno chiesto l’avvio di un percorso di interruzione dell’accanimento terapeutico con l’obiettivo di contenere le sofferenze del bambino. La decisione sarà presa nel rispetto delle valutazioni cliniche e della volontà dei genitori.

Il contesto clinico e la situazione attuale

La decisione sarà presa nel rispetto delle valutazioni cliniche e della volontà dei genitori. Il quadro clinico che ha portato alla scelta è delicato e rimane complesso. Dopo il trapianto eseguito a Napoli, il cuore trapiantato si è dimostrato non funzionale in modo autonomo. Per garantire la sopravvivenza del paziente è stato attivato un supporto meccanico vitale, l’Ecmo, che ossigena il sangue e sostiene temporaneamente la funzione cardiaca.

I medici del reparto segnalano che, nelle condizioni attuali, non è praticabile un secondo intervento di trapianto. Le valutazioni si concentrano sulla stabilizzazione emodinamica e sul rischio di ulteriori complicanze infettive o emorragiche. Il prossimo passo sarà la rivalutazione clinica multidisciplinare per definire eventuali alternative terapeutiche e i tempi delle successive decisioni.

Perché l’Ecmo non può essere disattivato

Il supporto extracorporeo è considerato indispensabile per il mantenimento delle funzioni vitali del bambino. La sospensione immediata dell’Ecmo comporterebbe un rischio elevato di morte in tempi rapidi. Per questo motivo, durante l’incontro del 20 febbraio il team medico ribadirà che il macchinario non sarà rimosso. Verranno invece riesaminate e, se del caso, sospese le terapie ritenute sproporzionate o non più utili al benessere del piccolo.

Decisioni terapeutiche e ruolo della famiglia

I genitori hanno chiesto chiarimenti sulle condizioni dell’organo trapiantato e sulle responsabilità connesse all’esito dell’intervento. I medici hanno escluso la fattibilità di un secondo trapianto per le condizioni cliniche generali del bambino. Dopo giorni di confronto tra sanitari e parenti, la famiglia ha espresso la volontà di limitare l’accanimento terapeutico e di privilegiarne il sollievo dalla sofferenza.

Il prossimo passo sarà la rivalutazione clinica multidisciplinare per definire eventuali alternative terapeutiche e i tempi delle successive decisioni.

Il confine tra cure e accanimento

La distinzione riguarda gli interventi che possono ancora offrire un beneficio concreto e quelli che prolungano il dolore senza migliorare la prognosi. La sospensione di terapie marginali o invasive si colloca in questo spazio: non si tratta di interrompere la cura in senso assoluto, ma di evitare pratiche disproporzionate rispetto agli effetti attesi. Per accanimento terapeutico si intende l’insieme di trattamenti che non modificano l’evoluzione della malattia e compromettono il comfort del paziente.

Implicazioni etiche e assistenziali

Il caso solleva questioni cliniche, etiche e organizzative. Quando la medicina dei trapianti riconosce i propri limiti, è necessario offrire alla famiglia percorsi di supporto comprensivi di spiegazioni chiare e assistenza legale. In parallelo va garantito, dove indicato, l’accesso alle cure palliative, intese come interventi mirati al comfort e alla dignità del paziente (controllo del dolore, supporto psicologico e assistenziale). Le cure palliative non implicano abbandono terapeutico, ma un cambio di priorità assistenziali verso la qualità della vita.

La rivalutazione clinica multidisciplinare indicherà le eventuali alternative terapeutiche e i tempi delle successive decisioni.

Nel corso dell’incontro del 20 febbraio l’équipe medica e i genitori cercheranno un equilibrio tra la valutazione clinica e la volontà familiare. L’obiettivo è tutelare gli aspetti legali e deontologici che regolano le decisioni di fine vita in età pediatrica. La rivalutazione clinica multidisciplinare indicherà le alternative terapeutiche e i tempi delle successive decisioni.

Prospettive e aspettative

La famiglia ha espresso la volontà di evitare ulteriori sofferenze, riconoscendo che alcune strade terapeutiche non sono praticabili. L’incontro al Monaldi dovrà definire un piano condiviso, specificando quali terapie verranno sospese e con quali criteri sarà mantenuto il supporto vitale dell’Ecmo.

L’équipe sanitaria conferma la centralità della partecipazione attiva della famiglia e della comunicazione trasparente per gestire la situazione clinica del bambino.

Le spiegazioni devono essere comprensibili e documentate, per consentire decisioni informate sui limiti terapeutici e sulle modalità di sospensione delle cure.

L’obiettivo dichiarato resta assicurare la dignità e il sollievo al piccolo Domenico nei vincoli della medicina attuale, con attenzione al consenso informato.

Il prossimo passo prevede la formalizzazione di un piano condiviso che indichi terapie sospese, criteri di mantenimento del supporto vitale con Ecmo e modalità di monitoraggio clinico.