Negli ultimi due giorni di voto il referendum sulla giustizia ha registrato un’affluenza complessiva del 58,93% degli aventi diritto, un risultato che riapre il confronto sul ruolo delle consultazioni popolari nella vita pubblica. Per comprendere il valore di questo dato è utile tornare a osservare le tornate referendarie dal 1974 in poi e confrontare i diversi tipi di referendum: abrogativi, costituzionali e consultivi. Il confronto storico mostra oscillazioni consistenti, legate a temi, contesto politico e alla presenza o meno del quorum che condiziona la validità delle consultazioni abrogative.
Referendum abrogativi: partecipazione e regole
Il referendum abrogativo serve a cancellare, totalmente o parzialmente, una legge ordinaria o un atto con forza di legge; la sua validità dipende dal raggiungimento del quorum, ossia della maggioranza degli aventi diritto alle urne. Nel corso degli anni alcune consultazioni hanno catalizzato una grande partecipazione: nel 1974 il voto sul divorzio fece registrare l’87,7% di affluenza, mentre nel 1978 si raggiunse l’81,2% per i quesiti promossi dal Partito Radicale. Altre tornate hanno ottenuto risultati inferiori: esempio eclatante è il 1990, quando i referendum su caccia e pesticidi non raggiunsero il quorum con solo il 43,1% dei votanti.
Puntate significative nel tempo
Tra gli episodi che hanno segnato la partecipazione popolare si ricordano il 1981 (79,4% su cinque quesiti tra aborto e antiterrorismo), il 1985 (77,9% sulla scala mobile) e il 1987 (65,3% sul nucleare, all’indomani di Chernobyl). Negli anni ’90 e 2000 la tendenza scende: il 1997 vide solo il 30,2% di votanti e nessun quorum raggiunto, mentre il referendum sul sistema elettorale del 1999 sfiorò il quorum fermandosi al 49,6%. Le consultazioni del nuovo millennio hanno spesso registrato percentuali più basse, come nel 2009 (23,7%) e nel 2003 (25,7%).
Referendum costituzionali e consultivi: dinamiche diverse
I referendum costituzionali non richiedono il quorum per essere validi: il risultato è efficace indipendentemente dall’affluenza. Questo spiega perché, in linea di massima, tali consultazioni tendano ad attirare più partecipazione, soprattutto quando la riforma è percepita come rilevante. Tra le tornate più recenti, il referendum del 4 dicembre 2016 sulle riforme Renzi-Boschi registrò il 65,5% di affluenza, mentre la riduzione del numero dei parlamentari votata il 20 e il 21 settembre 2026 vide il 51,1% dei votanti. Più recentemente, il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati del 22 e 23 marzo 2026 ha fatto segnare il già citato 58,93%.
Il ruolo del tema e della comunicazione
La differenza di partecipazione tra le tipologie di referendum è spesso legata alla percezione dell’urgenza e all’attenzione mediatica: questioni che toccano il funzionamento dello Stato o i diritti civili tendono a mobilitare maggiormente. Il referendum consultivo, pur essendo raro, ha ottenuto risultati notevoli quando proposto: l’unico caso del 18 giugno 1989 vide l’80,7% di affluenza, testimonianza di come il coinvolgimento simbolico possa tradursi in forte partecipazione.
Trend dal 1970 a oggi e lezioni per il futuro
Analizzando il ventennio 1970-1990 emerge una partecipazione molto elevata, spesso tra il 80% e il 90%. Dal 1990 in poi si è osservato un calo progressivo che si è accentuato con l’avvento del nuovo millennio: il punto più basso è stato nel 2026 con il 20,5% sull’abrogazione di norme del sistema giudiziario. Tuttavia gli episodi eclatanti di alta affluenza restano numerosi: 1991 (68,5% sulla preferenza unica), 1993 (76,6% su otto quesiti) e il 2011 (54,8% su quattro referendum), dimostrando che la materia e il contesto politico-contestuale continuano a determinare la mobilitazione degli elettori.
Considerazioni finali
La storia dei referendum in Italia mostra come la partecipazione sia il frutto di molte variabili: tema, presenza o meno del quorum, comunicazione politica e fiducia nelle istituzioni. Con il 58,93% del recente voto sulla giustizia si riapre il dibattito sulla capacità delle consultazioni popolari di coinvolgere fasce diverse della società, in particolare i giovani, che in questa tornata hanno mostrato una presenza significativa. Guardare ai numeri del passato aiuta a interpretare il presente e a immaginare strategie per rafforzare la partecipazione democratica nelle prossime consultazioni.