Dopo mesi di ricoveri, interventi e riabilitazione, arriva una svolta importante nel percorso di recupero di Elsa, giovane sopravvissuta al grave incendio avvenuto durante la notte di Capodanno a Crans-Montana. Il ritorno a casa segna la fine della fase ospedaliera più critica e l’inizio di una nuova quotidianità fatta di controlli, sostegno familiare e continuità terapeutica.
Ecco come sta dopo le dimissioni.
Crans-Montana, 15enne dimessa dopo mesi di apprensione: ecco come sta Elsa
Elsa Rubino, la 15enne di Biella rimasta gravemente ferita nel rogo di Capodanno al locale “Le Constellation” di Crans-Montana in Svizzera, è stata dimessa dall’Ospedale Infantile Regina Margherita dopo un lungo periodo di ricovero e cure.
Il momento, atteso da giorni, ha segnato una svolta importante nel suo percorso: “Le dimissioni erano nell’aria da giorni, anche se la data precisa non si conosceva. Elsa non ha pianto di gioia, ma si è super eccitata come sanno fare i ragazzi”, ha raccontato il padre Lorenzo ai giornalisti, descrivendo una reazione fatta di entusiasmo immediato e gesti semplici, come l’uso del telefono per contattare gli amici.
La giornata si è poi conclusa con l’organizzazione di un incontro tra coetanee, che le hanno preparato una festa e una cena in casa: “Ha preso il suo telefono e a manetta ha iniziato ad avvertire tutti”.
Crans-Montana, Elsa Rubino dimessa dopo mesi difficili: “Le cose stanno andando dove devono andare”
Il rientro a casa arriva dopo una lunga sequenza di ricoveri e trasferimenti: 58 giorni in terapia intensiva al Centro grandi ustionati del CTO Torino, l’arrivo in elicottero da Zurigo dopo il primo intervento al Kinderspital, e infine la fase di recupero al Regina Margherita iniziata ad aprile. Le ustioni avevano interessato oltre metà del corpo, rendendo il percorso clinico particolarmente complesso.
Il padre, come riportato dall’Adnkronos, ha voluto ringraziare tutto il personale sanitario: “Siamo stati circondati da uno staff eccellente di chirurghi, psicologi che hanno aiutato tantissimo Elsa nel suo percorso di sopportazione, di infermiere che giorno dopo giorno sono diventate delle amiche per mia figlia e nutrizionisti che ci seguiranno ancora”.
Guardando al futuro, la famiglia riconosce che la strada non è ancora conclusa: “Si ricomincia a vivere”, ha detto Lorenzo, aggiungendo che saranno necessari controlli settimanali e una nuova fase di adattamento senza il supporto costante dell’équipe ospedaliera. “Non ho mai voluto dire nulla sulla vicenda giudiziaria perché ci sono degli avvocati che si occupano di questo”, ha precisato, mentre sottolinea che “le cose stanno andando dove devono andare”. Tra emozione e prudenza, resta la consapevolezza di un percorso complesso ma condiviso tra ospedali, specialisti e famiglia, con un ringraziamento esteso a chi ha contribuito alla sopravvivenza e alla ripresa di Elsa.
