L’inchiesta sul rogo del locale Constellation a Crans-Montana torna al centro dell’attenzione con l’avvio di una fase più strutturata di collaborazione tra Italia e Svizzera. Le attività investigative si intrecciano tra Sion e Berna, segnando un passaggio importante nella gestione congiunta degli accertamenti e nell’analisi delle responsabilità legate alla tragedia.
Strage Crans-Montana: collaborazione giudiziaria e avvio delle attività congiunte
Si registra un primo avanzamento concreto nella “cooperazione rafforzata” tra Italia e Svizzera nell’ambito dell’inchiesta sul rogo del Constellation a Crans-Montana, tragedia in cui hanno perso la vita 41 persone, tra cui sei giovani italiani. I magistrati di Roma si recheranno a Sion per analizzare e selezionare il materiale investigativo prodotto dalle autorità elvetiche, utile al procedimento avviato a piazzale Clodio per ipotesi di disastro colposo, omicidio colposo e lesioni. Questo percorso era stato anticipato nel vertice del 19 febbraio a Berna tra il procuratore capo della Repubblica di Roma Francesco Lo Voi e la procuratrice generale del Vallese Béatrice Pilloud, configurandosi come una forma di assistenza giudiziaria, senza però arrivare ancora alla costituzione di una squadra investigativa comune, ipotesi auspicata in precedenza anche dalla premier Giorgia Meloni.
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Nel frattempo, gli inquirenti svizzeri stanno intensificando le attività investigative proprio mentre la delegazione italiana — composta da magistrati, agenti della squadra mobile, vigili del fuoco e ufficiali di collegamento dell’ambasciata — si trova a Sion. Tra gli appuntamenti più rilevanti figura l’audizione di una testimone chiave, Rozerin Ozkaytan, sopravvissuta al rogo dopo un lungo periodo in coma. Dagli atti emergono inoltre elementi considerati delicati: secondo un rapporto della polizia del Vallese, una delle porte di sicurezza del locale sarebbe stata chiusa con un chiavistello poco prima dell’incendio.
Un video agli atti mostrerebbe dinamiche precedenti all’evento, con un dipendente che avrebbe aperto l’accesso e un uomo che avrebbe poi agito sul meccanismo di chiusura. Successivamente sarebbero state accese le candele pirotecniche sulle bottiglie di champagne, innescando il rogo. Restano contrastanti le ricostruzioni sulla gestione delle uscite di sicurezza: la proprietaria Jessica Moretti e il marito Jacques Moretti hanno sostenuto che la porta non fosse normalmente chiusa, mentre il buttafuori Predrag Jankovic avrebbe riferito di indicazioni diverse.
L’inchiesta, coordinata dalla procuratrice aggiunta Catherine Seppey, ha già coinvolto nove indagati per reati di omicidio colposo, lesioni e incendio colposi, con ulteriori interrogatori programmati nelle prossime settimane, inclusi quelli di amministratori locali come il sindaco di Crans-Montana Nicolas Féraud.