> > Crisi di governo: Santanchè si dimette entro sera

Crisi di governo: Santanchè si dimette entro sera

crisi di governo santanche verso le dimissioni richieste da meloni dopo il referendum 1774457138

Secondo varie agenzie la ministra del Turismo Daniela Santanchè sarebbe pronta a dimettersi su richiesta della premier Giorgia Meloni, in un quadro segnato dalla sconfitta al referendum e da tensioni giudiziarie

Il Ministro del Turismo si prepara ad accettare la richiesta avanzata dalla Giorgia Meloni di lasciare l’incarico. L’ufficialità è attesa nel tardo pomeriggio, intorno alle 18.

Negli ultimi giorni la compagine di governo è stata scossa da una serie di uscite eccellenti e richieste di scelta: secondo fonti giornalistiche la ministra del Turismo Daniela Santanchè sarebbe pronta ad annunciare le sue dimissioni in serata, dopo che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrebbe formalmente chiesto a più esponenti coinvolti in vicende giudiziarie di fare un passo indietro. Il contesto è il risultato negativo del referendum sulla giustizia e le polemiche che ne sono seguite, acuite da accertamenti giudiziari legati a ruoli e affari passati.

La notizia circola a margine di una giornata segnata da repentine decisioni: il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e la capo di gabinetto Giusi Bartolozzi hanno rassegnato le dimissioni, scelte ufficializzate con una nota di Palazzo Chigi che nello stesso comunicato ha anche auspicato un gesto analogo da parte della ministra del Turismo. Dietro a queste uscite si intrecciano questioni legali, valutazioni politiche e la necessità del governo di ricompattarsi dopo la tornata referendaria.

La svolta politica dopo il referendum

La débâcle del referendum ha costretto il vertice di Fratelli d’Italia a rivedere la composizione dell’esecutivo per dare una risposta pubblica al voto popolare. In questo quadro, la premiership ha ritenuto opportuno sostituire figure diventate politicamente e mediaticamente scomode: Delmastro, per vicende legate al suo passato imprenditoriale e ad amicizie professionali controverse, e Bartolozzi, per frasi offensive pronunciate durante la campagna. La richiesta di una scelta anche nei confronti di Santanchè è arrivata come conseguenza di una volontà di limitare i danni di immagine e ristabilire una linea di responsabilità.

Reazioni e tempi

La reazione dei partiti d’opposizione è stata immediata: nelle ore successive alla nota di Palazzo Chigi sono state depositate mozioni parlamentari e richieste di chiarimenti pubblici. Secondo quanto riferito, la mozione di sfiducia contro la ministra è stata presentata il 25 marzo alla Camera da tutti i gruppi d’opposizione, mossa che apre uno scenario istituzionale diverso rispetto a un semplice passo indietro volontario. Nel frattempo la ministra si è presentata al suo ministero, ha evitato dichiarazioni ai cronisti e avrebbe riservato la comunicazione ufficiale per la serata.

Perché Meloni ha chiesto le dimissioni

La richiesta di lasciare l’incarico si spiega con la necessità di trovare una soluzione rapida e condivisibile per l’opinione pubblica: il governo ha preferito favorire uscite concordate piuttosto che affrontare una lunga sequenza di controversie in aula. A pesare sono state sia le notizie di inchieste sulle società collegate a Santanchè (tra cui la vicenda legata a Visibilia e questioni economiche e amministrative), sia i casi che hanno coinvolto Delmastro, tra cui la nota vicenda della cosiddetta “Bisteccheria d’Italia” e rapporti con persone legate alla criminalità organizzata.

Il ruolo della comunicazione politica

La decisione della premier appare anche come una mossa calibrata sul piano comunicativo: intervenire dopo il referendum ha l’effetto di mostrare responsabilità istituzionale e la volontà di pulizia interna. Tuttavia, la richiesta di dimissioni non equivale a una revoca automatica: la premiership punta a convincere i diretti interessati a uscire di propria iniziativa per evitare dibattiti parlamentari che potrebbero esporre maggiormente la maggioranza.

Aspetti legali e prospettive parlamentari

Dal punto di vista giuridico il quadro è chiaro: il presidente del Consiglio non dispone, allo stato attuale della Costituzione, di un potere formale di revoca immediata dei ministri salvo modifiche legislative ad hoc. L’Articolo 92 della Costituzione stabilisce la nomina dei ministri da parte del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio, mentre l’Articolo 94 disciplina la sfiducia e la possibilità per Parlamento di votare la caduta di un governo o di singoli ministri mediante mozione di sfiducia, che richiede procedure e tempi specifici. Per questo motivo la maggioranza preferirebbe che la ministra lasciasse per propria volontà, evitando una votazione che potrebbe mettere in difficoltà i gruppi di governo.

Esiste inoltre una possibile via politica diversa: la riforma del cosiddetto premierato, proposta dal governo, prevede strumenti che autorizzerebbero il presidente del Consiglio a proporre la nomina e la revoca dei ministri, ma quel testo rimane appoggiato a discussioni parlamentari in Commissione e non è operativo. Storicamente le mozioni di sfiducia individuali hanno avuto scarso successo: dal 1946 a oggi una sola volta la Camera ha approvato la mozione contro un singolo ministro. Nei prossimi giorni la tensione parlamentare e la gestione mediatica della vicenda determineranno il destino di Santanchè e l’eventuale evoluzione dell’assetto ministeriale.