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Da Monet a Kandinsky: 120 opere al Palazzo dei Diamanti

Da Monet a Kandinsky: 120 opere al Palazzo dei Diamanti

Una retrospettiva di 120 capolavori svela il viaggio del paesaggio dalla realtà all’astrazione

Dal 19 settembre 2026 al 10 gennaio 2027 Palazzo dei Diamanti riapre le sue sale con una mostra che traccia l’evoluzione del paesaggio nella pittura europea. Il progetto, intitolato “Da Monet a Van Gogh a Kandinsky. Nuovi sguardi sulla natura e la modernità”, raccoglie più di 120 dipinti, disegni e incisioni, provenienti per la maggior parte dal Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam e da prestigiose collezioni italiane.

Curata da Sandra Kisters e Vasilij Gusella, la retrospettiva è frutto della collaborazione tra Fondazione Ferrara Arte, il museo olandese e le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrar . Tra le opere più attese spicca il “Campo di papaveri” di Claude Monet, scelto come immagine guida. Il sindaco Alan Fabbri ha sottolineato come l’evento rappresenti una nuova stagione culturale per la città, invitando pubblico e turisti a riscoprire il rapporto tra natura e modernità.

Dalle radici naturalistiche alla prima rottura: Barbizon e i macchiaioli

Il percorso inizia con la Scuola di Barbizon nata in Francia nella seconda metà dell’Ottocento, dove gli artisti abbandonarono lo studio in studio per dipingere en plein air. Questa attenzione alla luce e all’atmosfera influenzò profondamente i macchiaioli italiani, tra i quali spiccano Giovanni Fattori e Telemaco Signorini.

La sua opera “La luna di miele” (1862-63, 31,5 × 98 cm, Viareggio, Istituto Matteucci) testimonia l’interesse per le variazioni cromatiche del cielo e del paesaggio rurale, preludio a una nuova visione del mondo visivo.

Il colore come sentimento: impressionismo, postimpressionismo e divisionismo

Il passo successivo vede l’avvento dell’impressionismo con Claude Monet, Camille Pissarro, Auguste Renoir, Alfred Sisley e Edgar Degas, che cercano di catturare l’impressione di un istante fugace. Parallelamente, in Olanda, la Scuola dell’Aia sviluppa un linguaggio più sobrio, enfatizzando la quiete atmosferica. Nei decenni successivi, il postimpressionismo rompe definitivamente i legami con la mera riproduzione, grazie a Paul Gauguin, Vincent van Gogh e Paul Signac, che trasformano il colore in espressione emotiva. In Italia, il divisionismo prosegue questa ricerca: Giuseppe Pellizza da Volpedo, Giovanni Segantini e Gaetano Previati scompongono la luce in piccole pennellate vibranti, aprendo la strada a una pittura più dinamica.

Velocità urbana, futurismo e l’avvicinamento all’astrazione

All’inizio del Novecento il futurismo porta la velocità e il rumore della città al centro della scena. Umberto Boccioni e Carlo Carrà traducono in tela il movimento delle macchine, le folle e le nuove architetture. Mario Sironi, invece, offre una lettura più introspettiva del periodo, segnando la transizione verso il ritorno all’ordine. Il viaggio culmina con gli esperimenti di Vasilij Kandinsky e Piet Mondrian, che, insieme a Pablo Picasso, Pierre Bonnard ed Édouard Vuillard, liberano forma e colore dalla necessità di una rappresentazione riconoscibile, spingendo il paesaggio verso l’astrazione pura.

Visitare la mostra a Palazzo dei Diamanti significa percorrere otto decenni di trasformazione artistica, osservando come la percezione del mondo naturale sia passata dal dettaglio realistico a una realtà interiore e universale. Orari, prenotazioni e informazioni pratiche sono disponibili sul sito ufficiale del Palazzo e sui canali social. Un’occasione unica per capire come, in meno di ottant’anni, il paesaggio abbia aperto la strada alla modernità e alla arte moderna europea.

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