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Testimonianza di Ricardo Iglesias: nessuna patologia cardiaca in Maradona

Testimonianza di Ricardo Iglesias: nessuna patologia cardiaca in Maradona

Il cardiologo Iglesias sostiene che Maradona è deceduto per un’improvvisa crisi cardiaca, non per una cardiomiopatia.

Il 25 novembre 2020 Diego Armando Maradona è venuto a mancare mentre era sotto cure domiciliari a Buenos Aires. Oggi, davanti al giudice, il cardiologo Ricardo Iglesias ha fornito la sua perizia, affermando che si è trattato di una morte improvvisa e che il cuore dell’ex fuoriclasse era completamente normale privo di qualsiasi patologia rilevabile.

La dichiarazione di Iglesias si inserisce in un processo penale che vede imputati sette professionisti della sanità, accusati di negligenza nella gestione delle cure domestiche di Maradona. Tra gli imputati figurano il neurochirurgo Leopoldo Luque, la psichiatra Agustina Cosachov, la coordinatrice di assistenza domiciliare di Swiss Medical Nancy Forlini, il psicologo Carlos Díaz, il coordinatore infermieristico Mariano Perroni, l’infermiere Ricardo Almirón e il medico clinico Pedro Di Spagna.

Testimonianza di Ricardo Iglesias in tribunale

Durante l’audizione, il dottor Iglesias ha sottolineato che gli eventi acuti improvvisi sono intrinsecamente inaspettati e che, nel caso di Maradona, “non c’erano segnali che potessero preannunciare un esito del genere”. Ha contestato le precedenti perizie che indicavano una cardiomiopatia dilatativa un cuore ingrossato e la presenza di coaguli compatibili con una agonìa di fino a 12 ore.

Il perito ha spiegato che, al contrario, gli esami effettuati nell’ultimo anno non hanno mostrato anomalie.

Condizioni cardiache verificate negli ultimi mesi

Iglesia ricorda che Maradona è stato sottoposto a due ecocardiogrammi nel corso dell’anno precedente al decesso, ha superato tre interventi chirurgici e ha ricevuto visite da 17 medici in tre diverse strutture, nessuno dei quali ha identificato patologie cardiache. I sintomi segnalati nei giorni precedenti – gonfiore, tachicardia e stanchezza – sono stati valutati dal perito come non indicativi di un rischio cardiaco elevato. Il cardiologo ha inoltre aggiunto che, sebbene nel 2000 Maradona fosse stato diagnosticato con una cardiomiopatia dilatativa dovuta a sostanze tossiche, la risoluzione del problema di dipendenza avrebbe permesso al cuore di tornare a funzionare normalmente.

Accuse contro i sette professionisti sanitari

Il processo ha messo al centro dell’attenzione la gestione del trattamento domiciliare da parte dei sette imputati. La difesa sostiene che le cure erano conformi alle linee guida, mentre l’accusa punta su una presunta negligenza e su una gestione inadeguata dei segnali di allarme, quali il gonfiore e la tachicardia. Il pubblico ministero ha ricordato che tali sintomi sono compatibili con insufficienza o fallimento cardiaco, ma il cardiologo ha ribadito l’assenza di elementi predittivi di un rischio cardio-vascolare imminente.

Le conclusioni della commissione medica del 2021

Nel 2021 una commissione medica interdisciplinare è stata costituita per analizzare le circostanze della morte di Maradona. Il rapporto finale ha definito l’operato dei sanitari “inadeguato, carente e temerario”. Tuttavia, Ricardo Iglesias, membro della stessa commissione, ha firmato il documento in dissenso sostenendo che le evidenze cliniche disponibili non giustificavano una valutazione così severa. La divergenza di opinioni tra la commissione e il cardiologo è al centro del dibattito giudiziario, con entrambe le parti che presentano documentazione medica a supporto delle loro tesi.

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