Roma, 5 mag. (askanews) – “Lo doveva fare, sono contento che l’abbia fatto, il discorso è stato giusto, è stato saggio dire che loro sono di passaggio mentre il cinema resta e quando si sostiene uno sguardo che abbia un’identità e una forza tale da essere riconosciuto come unico, quello resta quasi per sempre. Quindi è giusto riconoscere che bisogna tutelare gli sguardi degli autori di questa contemporaneità e non limitarci a ideologizzare il discorso e a politicizzarlo, che è la cosa peggiore che si possa fare”.Così il regista Gabriele Mainetti, uscendo dall’incontro al Quirinale con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ogni anno riceve i candidati ai David di Donatello, commentando le parole del ministro della Cultura Alessandro Giuli, che, tornando sulla questione della gestione dei finanziamenti per i film, ha detto che è stato “inaccettabile” non aver finanziato il documentario sulla morte di Giulio Regeni.Il film di Mainetti, “La città proibita”, tra le otto candidature ha ottenuto anche quella per la miglior regia.
Il regista ha detto: “Sono contento, molto contento, è molto bello, fa piacere, vuol dire che ti vogliono bene nonostante tu faccia un film di genere, che ormai in Italia non si fanno più”.