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Delitto di Garlasco, Garofano da Vespa respinge le accuse: "Non abbiamo sbagliato"

Delitto di Garlasco, Garofano da Vespa respinge le accuse: "Non abbiamo sbagliato"

Ospite di Bruno Vespa a Cinque minuti, Luciano Garofano torna sulle indagini del Ris nel delitto di Garlasco, chiarisce i dubbi sulle analisi del Dna e difende l’operato dei suoi uomini, respingendo le contestazioni sul lavoro svolto.

Le nuove indagini sul delitto di Garlasco riportano sotto i riflettori gli accertamenti scientifici svolti nel 2007 sull’omicidio di Chiara Poggi. A Cinque Minuti, l’ex comandante del Ris Luciano Garofano ha difeso il lavoro dei suoi uomini, rispondendo alle domande di Bruno Vespa sulle tracce di Dna trovate sul pedale della bicicletta di Alberto Stasi e respingendo ogni ipotesi di errore o scambio di campioni.

Delitto di Garlasco, Garofano replica alle accuse: “Non abbiamo sbagliato”

Luciano Garofano torna al centro del dibattito sul delitto di Garlasco e difende l’operato del Ris di Parma nelle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007. Intervenuto a Cinque minuti, la trasmissione condotta da Bruno Vespa, l’ex generale dei Carabinieri ha risposto alle domande sui rilievi scientifici eseguiti all’epoca, oggi nuovamente discussi alla luce degli sviluppi dell’inchiesta che coinvolge Andrea Sempio.

Il conduttore gli ha chiesto se, ripensando al lavoro svolto, ritenesse di aver commesso qualche errore o di aver contribuito alla condanna di una persona innocente. La risposta di Garofano è stata netta: «No, assolutamente no». L’ex comandante ha rivendicato l’affidabilità del lavoro dei suoi uomini, sottolineando che gli accertamenti del reparto hanno avuto un ruolo nel quadro probatorio esaminato durante i processi conclusi con la condanna definitiva di Alberto Stasi.

«Credo che le nostre analisi sono state un punto di riferimento, poi discusso nei vari processi che hanno portato poi alla sentenza definitiva», ha dichiarato. Garofano ha inoltre spiegato di essere intervenuto in televisione per difendere la propria reputazione e quella dei colleghi che lavorarono al caso, denunciando una «campagna di delegittimazione». A suo giudizio, il Ris sarebbe stato «vituperato e delegittimato in maniera veramente vergognosa».

Dna sul pedale della bici di Stasi, Garofano chiarisce i risultati degli esami da Vespa

Nel corso del confronto con Vespa, particolare attenzione è stata dedicata alle analisi effettuate il 19 e il 20 settembre 2007 sul pedale della bicicletta utilizzata da Alberto Stasi. I primi accertamenti avevano restituito un profilo genetico riconducibile a Chiara Poggi, mentre due successive analisi non avevano rilevato la stessa presenza. Alla domanda sulla sua conoscenza di questi risultati, Garofano ha risposto: «È presumibile che io conoscessi questi risultati», precisando di non poter ricostruire ogni dettaglio a distanza di 19 anni. Ha spiegato, inoltre, di essersi presentato davanti al pubblico ministero senza documenti tecnici, perché il consulente riferisce al magistrato le conclusioni del proprio lavoro, mantenendo a disposizione i dati degli esami. Secondo quanto dichiarato dall’ex generale, la documentazione relativa agli accertamenti sarebbe stata consegnata nel novembre 2025. Garofano ha anche richiamato i verbali del 17, 24 e 25 settembre e la testimonianza del dottor Capra, sostenendo che i consulenti delle parti avessero avuto accesso alle informazioni sulle attività svolte fino a quel momento.

L’ex comandante ha precisato di non aver assistito personalmente alle analisi in laboratorio. Nella sua ricostruzione, il capitano Marino potrebbe aver esaurito il materiale disponibile durante gli accertamenti, rendendo impossibile ripetere l’esame dopo il 20 settembre. Garofano ha comunque ribadito di condividere la valutazione attribuita al militare sulla riconducibilità della traccia alla vittima, escludendo però che fosse possibile definirla con certezza sangue. «Quello che abbiamo concluso noi, e non è soltanto una mia convinzione ma anche dei consulenti della famiglia Poggi, risiede nel fatto che quell’impronta non è utile e non conteneva sangue!», ha affermato.

Sulla differenza tra i risultati delle due giornate, ha aggiunto: «È improprio dire esiti discordanti, perché le corse del 20 erano completamente nulle, non mostravano alcuna presenza del Dna». Garofano ha quindi ribadito che, secondo la valutazione condivisa con Marino, il materiale esaminato «era ed è sicuramente attribuibile a Chiara Poggi», pur distinguendo tale attribuzione dalla certezza che si trattasse di sangue. Infine, interrogato sulla possibilità di uno scambio di campioni, ha escluso questa ipotesi senza esitazioni: «No, assolutamente no».

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