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“Lady Pickpocket” denunciata per diffamazione: il caso di Monica Poli a Mestre

“Lady Pickpocket” denunciata per diffamazione: il caso di Monica Poli a Mestre

Denunciata Lady Pickpocket: video social a Mestre e accusa di diffamazione dopo la segnalazione di due uomini indicati come ladri.

Il caso di cronaca riguarda una denuncia per diffamazione presentata a Venezia contro Monica Poli, anche conosciuta per Lady Pickpocket, dopo la pubblicazione sui social di un video girato a Mestre, in cui due uomini vengono ripresi a una fermata del tram e indicati come presunti ladri.

Denunciata per diffamazione “Lady Pickpocket”: le accuse contro Monica Poli

Monica Poli, conosciuta pubblicamente come “Lady Pickpocket” per le sue segnalazioni contro i borseggiatori a Venezia, pare sia finita al centro di una denuncia per diffamazione presentata a Venezia. La notizia, riportata da Il Gazzettino e La Nuova Venezia, riguarderebbe la pubblicazione di un video sui social in cui la consigliera riprenderebbe due uomini a una fermata del tram a Mestre, indicandoli come presunti ladri e urlando “ladri”.

Il filmato avrebbe avuto una forte circolazione online, arrivando a circa 30mila interazioni e finendo anche sugli smartphone delle persone riprese. Proprio la diffusione virale del contenuto è uno degli aspetti centrali della vicenda, perché avrebbe contribuito a rendere riconoscibili i due uomini, poi identificati come un meccanico di Vicenza incensurato e un’altra persona con precedenti non legati a reati contro il patrimonio.

Entrambi si sarebbero rivolti all’avvocato Marco Zanchi, che ha richiesto come primo passo la rimozione immediata del video dalle piattaforme social.

Conseguenze legali per Lady Pickpocket, ruolo dei social e contesto politico

Dal punto di vista giuridico, il caso rientra nell’ambito della diffamazione tramite mezzi di comunicazione digitale, una fattispecie che può essere aggravata dalla diffusione online e dalla potenziale ampia platea di visualizzazione. In situazioni di questo tipo, la pubblicazione di contenuti che associano persone identificabili a comportamenti illeciti, senza accertamenti formali, può avere conseguenze legali rilevanti, soprattutto quando il contenuto genera un forte impatto mediatico.

La vicenda evidenzia anche il ruolo dei social network nella rapida amplificazione delle accuse pubbliche, con effetti che possono estendersi oltre il contesto originario del video. È proprio la viralità del contenuto, infatti, ad aver contribuito al riconoscimento dei due uomini e alla successiva decisione di procedere legalmente.

Interpellata da Il Gazzettino, la consigliera ha preferito non entrare nel merito, limitandosi a dichiarare: “Sto esaminando il filmato con il mio avvocato, decideremo il da farsi e poi parlerò”. Sullo sfondo si inserisce anche il suo recente percorso politico: eletta circa un mese fa in Consiglio comunale a Venezia con la Lega con circa 900 preferenze, ha successivamente scelto di aderire al gruppo misto, mantenendo però la sua attività pubblica legata alle segnalazioni dei borseggi nella città lagunare.

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