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Dimissioni di Gasparri e nomina di Stefania Craxi: cosa cambia in Forza Italia

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Cambio al vertice del gruppo Forza Italia al Senato: tra lettere dei senatori, pressioni di Marina Berlusconi e l'entrata di Stefania Craxi, il partito cerca unità e rilancio

La leadership dei senatori di Forza Italia ha subito una svolta significativa il 26 marzo 2026: il senatore Maurizio Gasparri ha annunciato le proprie dimissioni da capogruppo al Senato. Il passo indietro arriva in un clima di tensione post‑referendum, segnato già dall’addio della ministra Daniela Santanchè e da altre defezioni, e apre una fase di ricomposizione interna al partito.

La segnalazione dell’avvicendamento è stata accompagnata da una convocazione del gruppo e da una lettera firmata da una parte consistente dei senatori. Sullo sfondo emergono nomi, strategie e motivazioni che vanno oltre il semplice turnover: la scelta di un nuovo capogruppo punta a ricostruire l’unità del partito e a dare una risposta politica alla sconfitta referendaria.

Le dimissioni e la successione formale

Secondo quanto riferito, quattordici senatori su venti hanno sottoscritto una missiva in cui si chiedeva la sostituzione del capogruppo, ritenuta necessaria per garantire la coesione del gruppo a Palazzo Madama. A Maurizio Gasparri sarebbero state concesse 48 ore per predisporre una exit strategy ordinata; la riunione del gruppo, convocata per le 16:30, aveva all’ordine del giorno le sue dimissioni e la votazione per eleggere la nuova guida.

La nomina di Stefania Craxi

Il nome designato per sostituire Gasparri è quello di Stefania Craxi, attuale presidente della commissione Esteri e Difesa. La votazione interna ha sancito il passaggio di consegne e, contestualmente, si è ipotizzato uno scambio di ruoli: lo stesso Gasparri potrebbe assumere la presidenza della commissione lasciata da Craxi. La leadership del gruppo ha sottolineato la necessità di una transizione fluida per non interrompere l’attività parlamentare.

Retroscena e spinte interne

Dietro l’operazione si intravedono tensioni accumulate nelle settimane successive al referendum del 22 e 23 marzo: secondo alcune stime citate, una parte rilevante degli elettori di Forza Italia si sarebbe espressa per il No (circa il 16% secondo Youtrend) o si sarebbe astenuta (12%), segnando un totale del 28% che non ha votato Sì. Questi numeri avrebbero alimentato il malumore e accelerato la richiesta di rinnovamento.

Il ruolo di Marina Berlusconi e figure chiave

Fonti raccolte indicano che Marina Berlusconi, presidente di Fininvest, ha premuto per un cambio di passo nella dirigenza azzurra, contattando esponenti del partito e sollecitando una fase nuova. A operare materialmente la proposta di sostituzione sarebbe stato il senatore Claudio Lotito, che avrebbe promosso il testo della lettera firmata da quattordici colleghi. Tra i firmatari figurerebbero anche i ministri Paolo Zangrillo e Maria Elisabetta Casellati, secondo quanto riferito da fonti parlamentari.

Reazioni politiche e possibili sviluppi

La leadership nazionale di Forza Italia, rappresentata dal vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, ha ringraziato pubblicamente Gasparri per il suo impegno e ha rivolto a Craxi i migliori auguri di buon lavoro, enfatizzando la dedizione come esempio di servizio al partito. Allo stesso tempo, amministratori locali e dirigenti regionali hanno commentato la necessità di rinnovamento: il presidente della Regione Lazio ha auspicato facce nuove e un ricambio generazionale.

Scenari futuri per il gruppo

La sostituzione del capogruppo può essere letta come un primo passo di una più ampia riorganizzazione interna: non si escludono altri cambi di responsabilità tra deputati e senatori, con l’obiettivo dichiarato di riprendere slancio dopo il voto referendario. Per il gruppo parlamentare la sfida immediata sarà mantenere compattezza nelle scelte legislative e nell’azione in Aula, evitando ulteriori tensioni che potrebbero indebolire la posizione del partito nella maggioranza.

Nei prossimi giorni si attende la formalizzazione dei nuovi incarichi e la definizione dei ruoli nelle commissioni; intanto la scelta di puntare su Stefania Craxi viene letta come un segnale di apertura verso un rinnovamento della classe dirigente, mentre la figura di Maurizio Gasparri resta centrale nel dibattito interno come possibile protagonista di una nuova collocazione parlamentare.