Nel corso dell’estate 2026 il virus della mixomatosi, più comunemente noto come virus dei conigli, ha mostrato una capacità di adattamento inusuale, coinvolgendo in maniera significativa la lepre europea (Lepus europaeus). Il focolaio è stato individuato ad agosto in un allevamento di lepri della provincia di Padova, scatenando una serie di interventi sanitari e normativi da parte delle autorità regionali.
Dopo una serie di segnalazioni provenienti da ambiti di caccia e da allevamenti, la Regione Veneto ha deciso di estendere il divieto venatorio. A partire da sabato 7 novembre e fino al 30 novembre, la normativa regionale copre dodici Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) e sette comprensori alpini, lasciando praticamente intatta la totalità dei 28 ATC presenti sul territorio veneto.
Estensione del divieto di caccia alla lepre
Il nuovo provvedimento regionale abroga la possibilità di cacciare la lepre nei seguenti ATC: VE01, PD02, PD03, VI02, VR01, VR03, VR04, TV01, TV02, TV07, TV09 e TV10. I comprensori alpini interessati sono VR15, VI20, TV03, TV08, TV10, TV13 e TV28. Prima di questa misura, dal 30 ottobre era già sospesa la caccia in altri 12 ATC (RO01, RO02, RO03, PD04, VE02, VE03, VE04, VR05, VR06, TV03, TV05, TV06) e nel comprensorio alpino TV14.
Sommandoli, si arriva a un blocco che riguarda quasi il 100% dei territori di caccia veneti, un segnale della gravità della situazione.
Provvedimenti per tutta la regione
Parallelamente al blocco territoriale, la Giunta regionale ha emanato un divieto globale su tutto il Veneto: è proibita la cattura, il trasferimento e il rilascio di lepri a fini di ripopolamento, anche se provenienti dall’estero. L’obiettivo dichiarato è impedire che la movimentazione di animali aggravi la diffusione del virus, preservando le popolazioni autoctone di lepre europea.
Origine e diffusione della variante Toledo-MYXV
Il ceppo responsabile dell’attuale emergenza è il Toledo-MYXV, noto anche come ha-Myxovirus, un virus ricombinante identificato per la prima volta in Spagna nel 2018. Dopo la comparsa in Portogallo, Olanda, Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria e Ungheria, la variante ha raggiunto l’Italia a metà. Il Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna ‘Bruno Ubertini’ ha confermato la presenza del ceppo in esemplari di lepri sia in allevamenti che in popolazioni selvatiche.
La malattia si manifesta con lesioni nodulari su testa, occhi, naso, zampe e zona anogenitale, oltre a edema, congiuntivite e, nei casi più gravi, cecità. Si riscontrano anche lesioni polmonari che possono determinare una mortalità elevata nelle colonie di lepri. La mixomatosi è endemica da quasi 75 anni in Europa, ma la variante Toledo ha introdotto una nuova capacità di infettare la lepre, una specie che fino a poco tempo fa mostrava solo casi sporadici.
Impatto sull’allevamento e sulla filiera cunicola veneta
Il Veneto è responsabile di circa il 40% della produzione nazionale di carne di coniglio e lepre, con la provincia di Treviso che da sola contribuisce al 20% del totale. Le restrizioni sulla cattura e sul ripopolamento hanno conseguenze dirette su allevatori, cacciatori e operatori faunistici. L’assessore all’Agricoltura, alla Caccia e alla Pesca del Veneto, Dario Bond, ha sottolineato che “in questa fase la priorità è evitare che la movimentazione degli animali contribuisca a diffondere ulteriormente il virus”.
Le autorità veterinarie regionali hanno intensificato la sorveglianza: cacciatori, agricoltori e operatori faunistici sono invitati a segnalare tempestivamente lepri morte, moribonde o con sintomi compatibili con la mixomatosi. Le segnalazioni devono includere foto, coordinate geografiche e una breve descrizione dello stato dell’animale, per permettere una rapida risposta diagnostica da parte dell’IZSVe e dei centri di riferimento.
Finora il virus è stato rilevato in tutte le province venete eccetto Belluno, che rimane comunque considerata a rischio a causa della vicinanza alle zone infette. Il blocco delle attività venatorie e dei movimenti animali, se mantenuto fino al 30 novembre, dovrebbe limitare la diffusione e dare tempo alle autorità di valutare eventuali misure aggiuntive.
