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Uomini del suolo: Finapp evidenzia un deficit idrico del 33% al Nord

Uomini del suolo: Finapp evidenzia un deficit idrico del 33% al Nord

Il suolo del Nord Italia resta a secco nonostante le piogge, con un deficit idrico record.

Le precipitazioni autunnali sono ricomparse sull’intera penisola, ma il contenuto d’acqua nel suolo non ha ancora raggiunto i valori dell’anno precedente. Nella settimana dal 20 al 26 ottobre 2026, la terra del Nord Italia presenta una carenza del 33% rispetto allo stesso periodo del 2025 e del 41% rispetto al 2024. Tale scostamento è stato rilevato da un network di 35 sonde Finapp, distribuite su terreni non irrigati: 24 nel Nord e 11 in Centro-Sud e Isole.

Il risultato evidenzia che l’apparenza di pioggia non coincide con la reale ricarica idrica del suolo, una considerazione fondamentale per agricoltori e gestori di risorse idriche. I dati raccolti mostrano un quadro preoccupante: tutti i punti monitorati al Nord registrano un deficit idrico, indicando che le recenti nubifragi non hanno avuto la capacità di penetrare negli strati utili per le colture.

Deficit idrico nei territori settentrionali: i numeri della settimana 20-26 ottobre 2026

Analizzando le 17 sonde settentrionali per le quali erano disponibili dati anche per il 2025, il divario più marcato emerge in Emilia-Romagna, dove il suolo risulta 44% più asciutto rispetto all’anno scorso. Il Veneto segue con un 34% di differenza, mentre nel Nord-Ovest (Piemonte, Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta) il deficit è del 20%.

Il recupero subito dall’autunno è stato minimo: solo 11% di aumento in media nel Nord, contro un +115% registrato al Sud e nelle Isole, che però rimane ancora al di sotto dei livelli del 2025.

Come funzionano le sonde Finapp: la tecnologia dei raggi cosmici

Le sonde Finapp sfruttano i raggi cosmici per misurare l’umidità del terreno in modo non invasivo. Installate su superfici non irrigate, esse forniscono una lettura continua della riserva idrica presente nei primi 50 cm di suolo, la zona più rilevante per l’agricoltura. Il metodo consente di distinguere tra precipitazioni superficiali e acqua effettivamente assorbita, rivelando così le vere condizioni di disponibilità idrica per le colture.

Cause profonde: estate 2026 record di caldo e scarse piogge

L’estate 2026 è stata la più calda dalla serie storica iniziata nel 1950, con una temperatura media nazionale di 24,3 °C, superiore ai 23,6 °C del 2003. Questo aumento termico, associato a una bassa frequenza di eventi pluviometrici, ha provocato una diminuzione dell’umidità del suolo del 28% nei mesi di giugno-agosto rispetto al 2025, culminando in un calo del 33% ad agosto. In Emilia-Romagna, Veneto e Nord-Ovest le riduzioni hanno raggiunto rispettivamente il 30%, 25% e 31%.

Piogge recenti e risposta limitata del suolo

Nei nove siti settentrionali che hanno registrato più di 20 mm di pioggia (media 53 mm) durante il periodo analizzato, l’umidità del terreno è aumentata di appena 7 punti percentuali per poi riprendere a diminuire. Le stime indicano che solo poco più di un terzo dell’acqua caduta è effettivamente trattenuta nei primi 50 cm di suolo; il resto scorre in superficie, penetra in falde più profonde o evapora nuovamente. Come ha sottolineato Angelo Amicarelli, CMO e co-founder di Finapp, “Dopo un’estate così, guardare il cielo non basta: bisogna guardare sotto i piedi”. Per superare il deficit, occorrono settimane di piogge regolari, non soltanto occasionali nubifragi.

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