Il presidente israeliano Isaac Herzog ha intrapreso la seconda giornata di consultazioni per definire chi otterrà l’incarico di formare il nuovo esecutivo. Dopo le udienze del pomeriggio del mercoledì 4 novembre, il programma di oggi, giovedì 5 novembre, prevede di ascoltare le formazioni più piccole, per poi passare ai due leader di spicco: Benjamin Netanyahu (Likud) e Gadi Eisenkot (Yashar).
Le udienze dei partiti minori: ordine di arrivo e posizioni chiave
Il presidente ha iniziato incontrando il Sionismo Religioso (6 seggi) rappresentato da Orit Struck, che ha ribadito il sostegno a un governo “ampio” guidato da Netanyahu, escludendo categoricamente i partiti arabi dal processo. Poco dopo, il partito Shas (6 seggi), con la delegazione di Bezalel Smotrich, ha confermato la preferenza per lo stesso premier uscente, sottolineando la necessità di tutelare l’esenzione dal servizio militare per gli ultraortodossi.
Israel Beitenu e la proposta di Eisenkot
Il turno di Israel Beitenu (7 seggi), guidato da Avigdor Liberman, ha rappresentato la prima indicazione di una possibile rottura del consenso intorno a Netanyahu, segnalandolo come candidato per il prossimo governo. Nonostante la tradizionale ostilità verso i partiti arabi, il gruppo ha indicato Eisenkot come la figura in grado di rompere il logorio dei negoziati.
Lista Unita e la sua raccomandazione a Eisenkot
La componente araba della Knesset, nota come Lista Unita, è formata da tre partiti: Ual-Ta’al, Balad e Hadash. Con 11 seggi, la coalizione ha rilasciato un comunicato in cui, all’unanimità, raccomanda Gadi Eisenkot per la carica di premier. Il documento sottolinea che “non è stata una scelta semplice, dice la nota”, ma sostiene che Eisenkot rappresenta la via più efficace per ampliare il divario rispetto a Netanyahu, il quale conta solo 46 sostenitori rispetto ai 56 di Eisenkot.
Secondo la dichiarazione, la Lista Unita ritiene che il fronte guidato da Eisenkot non abbia ancora dimostrato la volontà necessaria di combattere la politica di Netanyahu né di ostacolare gli inciti all’odio contro i cittadini arabi. Tuttavia, la raccomandazione mira a “ampliare il divario” fra le due opzioni, favorendo una leadership più incisiva nella lotta contro le tensioni interne.
Ra’am, Mansour Abbas e il sostegno a Eisenkot
Durante le consultazioni, il presidente ha chiesto a Mansour Abbas, leader del partito arabo Ra’am, se considerasse Hamas un’organizzazione terroristica. Abbas ha risposto che il suo “sogno è che Hamas si disarmi”, e ha consegnato la raccomandazione a Eisenkot, ribadendo la possibilità di colmare le distanze elettorali e creare un governo stabile per i prossimi quattro anni.
Il contesto geopolitico: tensioni con l’Iran e reazioni internazionali
Parallelamente alle discussioni interne, nella regione si intensificano le tensioni tra Stati Uniti e Iran. Nel Stretto di Hormuz, due petroliere e un rimorchiatore hanno subito incendi dopo aver urtato mine navali, secondo le Guardie Rivoluzionarie iraniane, che accusano Washington di incoraggiare violazioni dei passaggi minati. Le autorità statunitensi, tra cui il direttore della CIA John Ratcliffe e il segretario al Tesoro Scott Bessent, stanno valutando tre possibili scenari: nuovi attacchi militari, ritorno ai negoziati o mantenimento delle sanzioni economiche.
Nel frattempo, la Casa Bianca si mostra incerta sulla strategia verso Teheran, mentre la pressione economica e la minaccia di blocchi navali rimangono opzioni sul tavolo. Queste dinamiche influenzano indirettamente le consultazioni israeliane, poiché ogni possibile governo dovrà affrontare sia le sfide interne che le pressioni esterne derivanti dal conflitto in corso.
Prospettive per la formazione del nuovo esecutivo
La soglia dei 61 seggi, necessaria per una maggioranza stabile, resta irraggiungibile sia per le alleanze di Netanyahu sia per quelle di Eisenkot. Con i partiti ultraortodossi di United Torah Judaism (Utj) che hanno rifiutato di raccomandare Netanyahu, il vantaggio numerico si sposta verso Eisenkot, che conta finora 56 sostenitori rispetto ai 46 di Netanyahu.
Il presidente Herzog ha sottolineato la delicatezza del compito, evidenziando che la formazione di un governo di unità nazionale potrebbe richiedere compromessi su temi sensibili come l’arruolamento obbligatorio e le politiche di sicurezza. La prossima giornata vedrà gli ultimi incontri con i due grandi blocchi (Likud e Yashar) prima di una decisione finale.
