Il caso Garlasco, a quasi vent’anni di distanza, è tornato alla ribalta grazie a una nuova denuncia della difesa di Alberto Stasi. L’avvocata Giada Bocellari ha annunciato, davanti ai giornalisti fuori dal Tribunale di Pavia, l’intenzione di chiedere la revisione del processo sulla base di due analisi genetiche che, a suo dire, sono state omesse dal fascicolo giudiziario.
Le due analisi DNA mai consegnate al pubblico ministero
Secondo le consulenze depositate dalla Procura di Pavia, le corse elettroforetiche effettuate il 20 settembre 2007 hanno prodotto risultati negativi, ossia nessuna traccia del DNA di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta ‘Umberto Dei’ sequestrata alla famiglia di Stasi. Bocellari ha sottolineato che questi dati non sono mai arrivati agli uffici del PM, né sono stati inseriti nel fascicolo, contrariamente a quanto previsto dalla legge.
Il ruolo della perizia del 2009
Nel 2009, un giudice nominò due periti per una perizia che richiese al consulente del pubblico ministero di trasmettere i risultati delle analisi sui pedali. La difesa sostiene che, se fossero stati disponibili i risultati negativi, la teoria dello scambio – alla base della condanna a 16 anni – avrebbe perso ogni fondamento.
In pratica, la presenza o l’assenza del DNA di Poggi è l’elemento chiave sul quale si è costruita l’intera accusa.
Le reazioni delle autorità giudiziarie
La Procura Generale di Milano non ha ancora ricevuto la documentazione relativa alla seconda chiusura delle indagini, né una formale istanza di revisione. Gli esperti descrivono il percorso verso una possibile revisione come “lunga e tortuosa”, con tempi di decisione che non possono essere definiti con certezza.
Il caso è stato anche discusso dalla procuratrice Francesca Nanni e dall’Avvocata Generale Lucilla Tontodonati alle quali la difesa intende portare la questione del DNA dei pedali, ritenuta uno dei sette elementi decisivi indicati dalla Cassazione nella condanna originale.
Il contributo del genetista Giorgio Portera
Il genetista Giorgio Portera ex responsabile del RIS di Parma, si è pronunciato per fare chiarezza sul proprio coinvolgimento. In una nota ha specificato di non aver mai eseguito l’analisi genetica del campione né di aver interpretato i profili relativi al caso. Il suo unico intervento è stato un accesso tecnico al sequenziatore durante l’ultima fase di caricamento del campione, attività definita “marginale” e priva di valutazioni scientifiche.
Che cosa significherebbe l’assenza del DNA?
Secondo la difesa, se la prova dell’assenza del DNA di Poggi sui pedali fosse riconosciuta, tutta la condanna cade. La logica è semplice: senza quel tassello genetico, la teoria dello scambio non si regge più e l’intera ricostruzione dei fatti perde la sua coerenza. La difesa afferma di voler depositare la richiesta di revisione “il prima possibile”, sottolineando che “un mese in più o in meno non fa differenza” per la verità dei fatti.
Procedura di revisione e criteri di ammissibilità
Il codice di procedura penale prevede che per una revisione sia necessario un elemento dirompente tipicamente una nuova prova o una confessione inedita. Il procuratore Fabio Napoleone nell’attività di maggio scorso, aveva già illustrato a Nanni le prime parti della nuova inchiesta, ma non ha ancora espresso una valutazione finale sulla possibile apertura di un nuovo capitolo giudiziario a Brescia.
Il dibattito tra difesa e consulenti della famiglia Poggi
Il consulente Marzio Capra che segue gli interessi della famiglia Poggi, contesta la versione della difesa, affermando che i due file “negativi” sono sempre stati presenti nei documenti del 2007 e che non vi è stata alcuna celazione. Secondo Capra, i risultati dei test sono stati “metti nero su bianco” nella relazione del RIS di Parma, ma la difesa li interpreta come dati modificati il 20 settembre, giorno in cui è stato ottenuto il match positivo con il DNA della vittima.
Questa divergenza interpretativa riguarda il significato di “run date” (10 settembre 2007) e “date modified” (20 settembre 2007) nei file elettronici, un aspetto tecnico che ha assunto una rilevanza giuridica decisiva.
Prospettive future
La domanda di revisione, se accolta, aprirebbe la porta a un nuovo esame dei fatti, con la possibilità di coinvolgere nuovamente la famiglia Poggi, l’ex investigatore di Parma e, inevitabilmente, l’intero sistema giudiziario piemontese. Il caso rimane, però, in una fase di stallo: la Procura di Milano attende ancora documenti ufficiali e la difesa si prepara a presentare la richiesta non appena avrà completato la revisione delle “indagini difensive” di cui ha già parlato fuori dal tribunale.
Nel frattempo, il pubblico rimane diviso tra chi ritiene che la verità sia già emersa con la condanna del 2009 e chi, alla luce delle recenti rivelazioni, spera in una “cura di sanità” per un processo che, secondo la difesa, è stato costruito su un elemento genetico inesistente.
