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Elezione del capo di Hamas: Meshaal e al-Hayya al ballottaggio interno

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Hamas ha portato a termine il rinnovamento degli organi dirigenti; la decisione finale sul presidente dell'Ufficio politico è ora in fase conclusiva, con Khaled Meshaal e Khalil al-Hayya principali contendenti

Hamas è ormai alla fase conclusiva di una complessa selezione interna per il nuovo capo politico. Fonti interne e agenzie internazionali riferiscono che la decisione è vicina: tra i candidati principali si profila un testa a testa che potrebbe riscrivere l’orientamento del movimento e le sue relazioni esterne.

Il processo di rinnovamento è regolato da procedure consolidate ma non banali.

Delegati provenienti da Gaza, dalla Cisgiordania e dalle strutture all’estero eleggono il Consiglio della shura; questo organismo a sua volta designa i membri dell’Ufficio politico, il quale nominerà il presidente. Anche i militanti detenuti nelle carceri israeliane hanno diritto di voto, un elemento che allarga la base rappresentativa e rende il risultato il frutto di equilibri multilivello.

Secondo l’AFP, le votazioni nelle tre macroaree si sarebbero già concluse e resta da svelare il nome del nuovo vertice politico. Osservatori e analisti descrivono la contesa come ristretta a due figure di peso: Khaled Meshaal e Khalil al-Hayya, ciascuno con un profilo e una rete di riferimento molto differente.

Khaled Meshaal è il volto della leadership in esilio. Basato a Doha, ha consolidato rapporti con paesi del Golfo e con la Turchia, risorse che gli garantiscono canali diplomatici utili per la rappresentanza esterna e per mediazioni internazionali. Il suo vantaggio consiste nella capacità di muoversi sul piano diplomatico e di tenere aperti contatti con attori regionali.

Khalil al-Hayya, invece, è profondamente radicato nella Striscia di Gaza. Membro dell’Ufficio politico, è noto per il ruolo nei negoziati che hanno condotto ai cessate il fuoco e per la vicinanza alla leadership operativa sul territorio. Alcuni osservatori lo considerano un potenziale erede di Yahya Sinwar; raccoglie consenso soprattutto tra chi dà priorità al controllo operativo e alla gestione quotidiana delle questioni sul terreno.

La scelta arriva dopo perdite pesanti nella catena di comando. Le operazioni israeliane scatenate dopo l’attacco del 7 ottobre 2026 hanno decimato parti della dirigenza locale, costringendo il movimento a ridefinire rapidamente la propria struttura di comando. Secondo alcuni resoconti, inoltre, Ismail Haniyeh sarebbe stato ucciso in un raid a Teheran nel luglio di due anni fa e Yahya Sinwar sarebbe morto nell’ottobre 2026 nel sud della Striscia: se confermate, queste scomparse spiegano l’urgenza della ricostruzione organizzativa.

In questo quadro, la distribuzione del potere tra esilio, Cisgiordania e Gaza assume un’importanza strategica. La capacità del nuovo leader di collegare queste diverse sedi determinerà il grado di coesione politica e operativo nei mesi a venire. Una figura con forte profilo internazionale potrebbe facilitare i contatti con mediatori e Stati terzi; un leader invece più legato al territorio potrebbe rafforzare il controllo sul campo e la gestione delle dinamiche interne.

Le fonti indicano che l’annuncio potrebbe arrivare a breve e che non è escluso venga comunicato durante il Ramadan, periodo dal grande valore simbolico per il movimento. La scelta finale non sarà solo una questione di nomi: segnerà la priorità politica di Hamas, influenzerà il rapporto con mediatori regionali e ridisegnerà gli equilibri interni.

Resta comunque molta incertezza: i meccanismi formali sono chiari, ma le pressioni esterne, le perdite subite e le tensioni tra le diverse anime del movimento rendono il quadro fluido. Nei giorni successivi all’annuncio sarà possibile capire meglio la direzione che prenderà Hamas e quale peso avranno, sul piano pratico, le scelte del nuovo presidente dell’Ufficio politico.