L’endometriosi è una malattia cronica che, oltre agli effetti clinici, può alterare in modo significativo il corso formativo e professionale di molte donne. Un’indagine italiana, condotta su 971 partecipanti e coordinata da Federica Facchin dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, evidenzia come i sintomi presenti già in età adolescenziale e un successivo ritardo diagnostico possano instaurare un circolo vizioso che penalizza istruzione e lavoro. Lo studio, pubblicato su BMC Psychology, mette in rilievo numeri e dinamiche che richiedono interventi mirati in ambito sanitario ed educativo.
Impatto sui percorsi di studio
Nel campione analizzato circa una donna su sei ha dichiarato un impatto da moderato a elevato sul proprio percorso di studi, ma la quota cresce fino a quasi una su quattro tra chi ha avuto esordio adolescenziale dei sintomi e una diagnosi tardiva. In questo sottogruppo il 55% ha riportato frequenti assenze scolastiche, il 38% una riduzione del rendimento e il 34% difficoltà nella preparazione di esami e prove a causa del dolore. Questi numeri descrivono come le interruzioni e la gestione del dolore possano ridurre opportunità formative e influenzare le scelte future.
Meccanismi alla base delle difficoltà scolastiche
Le cause che spiegano l’impairment nello studio sono multiple: il dolore cronico, l’affaticamento e i disturbi del sonno riducono la capacità di concentrazione e di mantenere una frequenza regolare. L’accumulo di assenze provoca gap nelle competenze acquisite e aumenta lo stress legato al recupero degli apprendimenti, con un impatto psicologico che può scoraggiare la prosecuzione di studi impegnativi. Per molte giovani, la malattia diventa un fattore che orienta la scelta di percorsi più flessibili o meno competitivi.
Ripercussioni sul mondo del lavoro e il fenomeno del presenteismo
Sul fronte occupazionale lo studio riporta che il 22% delle partecipanti ha sperimentato conseguenze significative sul proprio percorso professionale, percentuale che supera il 28% tra le donne con esordio precoce dei sintomi e ritardo diagnostico. Tra gli effetti più frequenti emerge il presenteismo, cioè la tendenza a presentarsi al lavoro nonostante il peggioramento dei sintomi, con una conseguente riduzione della produttività. Il presenteismo non solo impatta la performance individuale, ma amplifica il rischio di errori e peggiora la qualità della vita lavorativa.
Discriminazione e adattamenti di carriera
Lo studio segnala anche dimensioni sociali rilevanti: il 24% delle donne ha denunciato episodi di discriminazione sul lavoro, quota che sale a circa il 29% nel sottogruppo più vulnerabile. Molte partecipanti hanno dichiarato di aver modificato i propri percorsi formativi e professionali, rinunciando a opportunità o adattando le scelte lavorative alle limitazioni imposte dalla malattia. Questa dinamica contribuisce a creare disuguaglianze sociali e a limitare l’accesso paritario a ruoli e posizioni di responsabilità.
Proiezioni, raccomandazioni e voci pubbliche
I ricercatori evidenziano un vero e proprio “processo a cascata”: l’esordio dei sintomi in età adolescenziale compromette il percorso educativo, con effetti che si riverberano sulle opportunità occupazionali. Proiettando i risultati sui dati dell’Istituto Superiore di Sanità — che stima circa 1.800.000 donne in Italia con diagnosi di endometriosi — si ottengono stime molto rilevanti: circa 306.000 donne potrebbero incontrare sfide formative e circa 396.000 difficoltà lavorative moderate o rilevanti associate alla malattia. Di fronte a questi numeri, lo studio sottolinea la necessità di diagnosi precoce e di maggior consapevolezza in ambito scolastico, universitario e professionale.
Interventi necessari
Tra le proposte emergono interventi mirati per ridurre il ritardo diagnostico, programmi di formazione per insegnanti e datori di lavoro, e percorsi di supporto che facilitino l’accesso a cure adeguate. È fondamentale promuovere centri di riferimento per la gestione multidisciplinare della patologia, sostenere la ricerca e garantire tutele per chi convive con forme moderate o gravi di endometriosi, evitando che la malattia diventi causa di esclusione sociale.
Il tema è anche al centro del dibattito pubblico: in marzo 2026 l’influencer e attivista Giorgia Soleri ha pubblicato un video ribadendo che la pancia gonfia spesso chiamata “endobelly” non è sinonimo di gravidanza, ma può essere sintomo di endometriosi, e ha chiesto maggiore ascolto, ricerca e tempi diagnostici rapidi per evitare che altre donne debbano attendere anni per una diagnosi. Le parole di chi vive la condizione confermano l’urgenza di politiche sanitarie e sociali che traducano i dati della ricerca in azioni concrete.