Un raid aereo su Borujerd ha provocato la morte di Ali Fouladvand, figura chiave nella ricerca difensiva iraniana e legata al programma nucleare antecedente al 2004. L’operazione ha ucciso anche alcuni familiari e richiama la memoria di un precedente assalto a cui Fouladvand era sopravvissuto durante la guerra dei 12 giorni del 2026, in cui la moglie aveva perso la vita. L’episodio si inserisce in una catena di azioni militari e dichiarazioni che stanno ampliando il teatro del conflitto oltre l’Iran.
Nei giorni successivi si sono registrati attacchi aerei e bombardamenti su Teheran e nelle vicinanze dell’aeroporto di Bushehr, con segnalazioni di danni a zone civili e a strutture universitarie. Il Corpo delle Guardie rivoluzionarie iraniane ha reagito minacciando di colpire università americane presenti nella regione, mentre l’Aiea è stata informata di altri incidenti nell’area nucleare di Bushehr, senza, secondo Teheran, danni al reattore in funzione.
Il colpo in Iran e le rappresaglie verbali
La morte di Fouladvand è stata accompagnata da un crescendo di dichiarazioni ostili e richieste di condanna. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha accusato Stati Uniti e Israele di aver preso di mira università e centri di ricerca per colpire le basi scientifiche del Paese. Parallelamente, Tehran ha rivendicato attacchi contro infrastrutture legate agli avversari, affermando, ad esempio, di aver preso di mira depositi e siti logistici. Queste affermazioni sono spesso accompagnate da smentite o confutazioni da parte di altri Stati e di servizi d’intelligence internazionali.
Attori regionali in azione
Il conflitto si è allargato con il coinvolgimento di gruppi e Stati regionali. I ribelli Houthi hanno annunciato il lancio di una «raffica» di missili da crociera e droni verso Israele, compreso un tentativo su Eilat e altri lanci intercettati. In Libano, raid hanno colpito il sud provocando molte vittime tra civili e giornalisti, mentre in Iraq milizie filo-iraniane hanno condotto attacchi denunciati dagli Stati Uniti che li hanno definiti azioni di «milizie terroristiche» a servizio di Teheran.
Coinvolgimento degli Houthi
Il portavoce Yahya Saree ha collegato gli attacchi degli Houthi alle operazioni iraniane e a quelle di Hezbollah in Libano, sostenendo che i colpi miravano a «siti vitali e militari» in Israele. Le Forze di Difesa Israeliane hanno riferito di intercettazioni e abbattimenti, mentre gli Emirati e altri Paesi del Golfo hanno segnalato ondate di missili e droni in arrivo dall’Iran, intercettati dalle difese locali.
Operazioni in Libano e Iraq
Nel sud del Libano attacchi aerei hanno ucciso diversi civili e giornalisti; in Iraq, invece, la residenza del presidente della Regione del Kurdistan, Nechirvan Barzani, è stata colpita da un attacco con droni suscitando condanne e la richiesta di investigazioni congiunte. Media vicini alle milizie filo-iraniane hanno anche riferito attacchi contro basi in Giordania, non confermati indipendentemente.
Effetti sulle infrastrutture e sulle rotte marittime
Le ostilità hanno causato danni a impianti industriali e commerciali: la compagnia Emirates Global Aluminium (Ega) ha denunciato gravi danni al sito di Al Taweelah ad Abu Dhabi dopo attacchi con droni e missili, e i vigili del fuoco del Kuwait hanno combattuto un incendio nei serbatoi carburante dell’aeroporto internazionale per oltre cinquanta ore. Nel frattempo, diversi Paesi hanno negoziato passaggi sicuri per petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz: Pakistan, Indonesia e Thailandia hanno ottenuto assicurazioni da Teheran per il transito delle proprie navi.
Danni ai trasporti e alle basi
L’attacco contro la base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita ha ferito decine di soldati statunitensi e danneggiato velivoli cisterna, secondo fonti occidentali. Le forze iraniane hanno sostenuto di aver colpito aeromobili e depositi, mentre il Pentagono e il CENTCOM hanno aggiornato i numeri dei feriti, alimentando il dibattito interno sulla capacità di proseguire operazioni prolungate. Parallelamente, l’uso intensivo di Tomahawk da parte americana ha sollevato preoccupazioni sulla disponibilità a lungo termine di questi missili.
Reazioni internazionali e diplomatiche
Le condanne e le mediazioni si sono moltiplicate: gli Stati Uniti hanno stigmatizzato attacchi di milizie sostenute dall’Iran in Iraq; la Francia ha sottolineato la necessità di preservare la sovranità irachena; e leader come Reza Pahlavi e altri attori politici hanno espresso posizioni contrastanti sui negoziati. La Russia ha invitato alla moderazione, mentre il segretario generale dell’Aiea ha richiamato l’attenzione sui rischi per gli impianti nucleari.
In un quadro in rapida evoluzione, la combinazione di colpi mirati a figure come Ali Fouladvand, l’aggressione di proxy regionali e le misure di difesa aeree ha trasformato una serie di attacchi isolati in una fase più ampia di escalation. Le prossime settimane saranno decisive per capire se le iniziative di mediazione multilaterale riusciranno a frenare la spirale oppure se il conflitto continuerà ad aprire nuovi fronti.