L’inchiesta “Ambiente Svenduto” riguarda le presunte responsabilità legate all’Ex Ilva, con al centro figure come Nichi Vendola e i vertici aziendali, accusati di gravi violazioni ambientali e omissioni. Il procedimento si concentra sulle emissioni nocive, sui rischi per la salute pubblica e sulle conseguenze di una gestione considerata negligente dell’acciaieria di Taranto tra il 1995 e il 2012.
Ex Ilva di Taranto, processo ‘Ambiente Svenduto’
Il tribunale di Potenza ha fissato al 21 aprile 2026 la prima udienza del nuovo processo noto come “Ambiente Svenduto”, relativo alle presunte irregolarità nella gestione ambientale dell’Ex Ilva di Taranto tra il 1995 e il 2012. Il giudice per le indagini preliminari, Francesco Valente, ha disposto il rinvio a giudizio di 18 persone fisiche e 3 società, tra cui Fabio e Nicola Riva, ex proprietari dello stabilimento, e l’ex presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.
Le accuse principali includono associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. Il procedimento era già approdato in tribunale con la sentenza di primo grado del 2021, poi annullata dalla Corte d’Appello di Taranto per un vizio di composizione del collegio giudicante, perché alcuni giudici erano considerati “parti offese” e quindi potenzialmente privi di piena imparzialità.
La Procura di Potenza, con il procuratore facente funzioni Maurizio Cardea e il sostituto Vincenzo Montemurro, ha presentato le richieste di rinvio a giudizio per chiarire le responsabilità di dirigenti, società e politici coinvolti, tra cui Nichi Vendola.
Ex Ilva di Taranto, nuovo processo: perché Nichi Vendola figura tra gli imputati
Nel nuovo processo il numero degli imputati si è ridotto da 47 a 21, ma restano centrali le figure dei Riva e di alcuni dirigenti storici come Luigi Capogrosso, Francesco Perli e Giovanni Rebaioli. Tra gli imputati figurano anche responsabili di reparto coinvolti nella morte di operai, come Claudio Marsella e Francesco Zaccaria. Le persone giuridiche coinvolte comprendono Ilva Spa, Partecipazioni Industriali Spa e Riva Forni Elettrici.
L’ex governatore pugliese, Nichi Vendola, è accusato di concussione per aver esercitato presunte pressioni sull’allora direttore generale di ARPA Puglia, al fine di ammorbidire i controlli sulle emissioni nocive. Altri imputati, come Lorenzo Liberti, consulente accusato di disastro ambientale, sarebbero stati coinvolti per aver redatto perizie favorevoli alla fabbrica in cambio di tangenti. Secondo gli inquirenti, l’obiettivo sarebbe stato “modificare i controlli sulle emissioni e ridurre l’attenzione verso i rischi per la salute pubblica”, un tema centrale che rende il caso uno dei più delicati della giustizia ambientale italiana.